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DOCUMENTI DEL TRIBUNALE

DOCUMENTO DEL MESE

DOCUMENTI DI INTERESSE

IRAQ, GENOCIDI E MENZOGNE CHE DURANO DA 14 ANNI

Non esistono dati certi sui morti della Guerra del Golfo del 1991. Le stime oscillano tra 30.000 e 200.000, se consideriamo anche le vittime della repressione dei curdi e degli sciiti che Saddam Hussein scatenò, con il tacito assenso della coalizione vittoriosa, subito dopo la fine delle operazioni. ...............

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MENZOGNE DIDISTRUZIONE DI MASSA

Bush (3 luglio 2003): "lo credo che ciò in cui io credo sia giusto".

Bush (settembre 2001 ): "Quando potremo, vi diremo cosa stiamo facendo, quando non potremo non vi diremo nulla, e se sarà necessario vi mentiremo anche".

Berlusconi (16 ottobre 2002): "In Iraq non ci sono più armi di distruzione di massa".

Berlusconi (23 gennaio 2003): "Sappiamo che ci sono prove certe sulle armi di Saddam su cui siamo tenuti alla riservatezza".

Powell (5 febbraio 2003): "Abbiamo informazioni dì prima mano su fabbriche di armi chimiche installate su ruote e su binari per evitare di essere scoperte dagli ispettori".

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La guerra in tribunale
(Giuliana Sgrena, il manifesto)

La prima sessione italiana del Tribunale mondiale sull'Iraq - che avrà
altri appuntamenti nella capitale in febbraio e a Genova in marzo - si
è aperta ieri a Palazzo Marini a Roma sul tema: «Illegalità della
guerra in Iraq e i crimini commessi» (...) Tra le numerose
testimonianze portate da al Khalisi, una ci riguarda particolarmente.
Secondo notizie da lui avute da Nassiriya, gli italiani - e parla di
gruppi scelti - nelle aggressioni si sono comportati peggio degli
americani...


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Da JTMV traduzione testo di Noam Chomsky per WTI ITALIA

Secondo gli ultimi sondaggi negli Stati Uniti il 75% della popolazione crede che gli USA non avrebbero dovuto andare in guerra a meno che Saddam Hussein stesse sviluppando armi di distruzione di massa (WMD) e lavorasse con al-Qaeda nel pianificare attacchi contro gli Stati Uniti........

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Contributo di Teresa Mattei 

per WTI Sessione di Genova 

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Jury Statement in Italian

9 Aug 2005

DICHIARAZIONE DELLA GIURIA DI COSCIENZA
DEL TRIBUNALE MONDIALE SULL’IRAQ
ISTANBUL, 23-27 GIUGNO 2005

Istanbul, 27 giugno 2005

Nel febbraio del 2003, poche settimane prima che fosse scatenata la guerra illegale contro l’Iraq, milioni e milioni di persone protestarono nelle strade di tutto il mondo. Il loro appello non fu ascoltato. Nessuna istituzione internazionale ebbe il coraggio o la coscienza necessari a opporsi alla minaccia aggressiva da parte dei governi statunitense e britannico. Nessuno riuscì a fermarli. Sono passati due anni. L’Iraq è stato invaso, occupato, devastato. L’attacco all’Iraq è un attacco alla giustizia, alla libertà, alla nostra sicurezza, al nostro futuro, a noi tutti. Noi, il popolo della coscienza, abbiamo deciso di resistere. Abbiamo creato il Tribunale mondiale sull’Iraq (Wti) per chiedere giustizia e un futuro di pace.

La legittimazione del Tribunale mondiale sull’Iraq risiede nella coscienza collettiva dell’umanità. Questa sessione di Istanbul è il culmine di una serie di 20 sessioni che si sono svolte in altrettante città di tutto il mondo e che hanno esaminato in tutti gli aspetti l’invasione e l’occupazione illegali dell’Iraq. Le conclusioni di queste udienze e/o inchieste svoltesi Barcellona, Bruxelles, Copenaghen, Genova, Hiroshima, Istanbul, Lisbona, Londra, Mumbai, New York, Östersund, Parigi, Roma, Seoul, Stoccolma, Tunisi e altre città in Giappone e Germania sono disponibili in appendice separata della presente dichiarazione.

Noi, giurati di coscienza, provenienti da dieci diversi paesi, ci siamo incontrati a Istanbul dal 24 al 26 giugno 2005. L’obiettivo principale del Wti è quello di dire e diffondere la verità a proposito della guerra contro l’Iraq, sottolineando le relative responsabilità e la necessità di giustizia per il popolo iracheno.

I. Conclusioni

1. L’invasione e l’occupazione dell’Iraq sono state e sono illegali. Le giustificazioni date dai governi di Usa e Regno Unito (Uk) per l’invasione e l’occupazione dell’Iraq iniziate nel marzo 2003 si sono rivelate false. Molte sono le prove del fatto che il principale movente della guerra sono stati il controllo e il dominio sul Medio Oriente e sulle sue enormi riserve di petrolio, e ciò fa parte della strategia statunitense per l’egemonia globale.
2. Menzogne evidenti a proposito della presenza delle armi di distruzione di massa in Iraq e di un legame fra il terrorismo di Al Qaeda e il regime di Saddam Hussein sono state fabbricate allo scopo di ottenere un consenso pubblico a un assalto “preventivo” contro la sovranità di una nazione.
3.L’Iraq è stato assediato per anni. L’imposizione di sanzioni economiche rigide e inumane, il 6 agosto 1990, la creazione di una zona di non sorvolo (no-fly zone) sulle parti settentrionale e meridionale del paese e i ripetuti concomitanti bombardamenti sul paese avevano tutti lo scopo di deteriorare e indebolire le risorse e capacità materiali e umane dell’Iraq per facilitare la successiva invasione e occupazione. In questa impresa, Usa e Uk hanno agito beneficiando della complicità del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
4.Perseguendo la propria agenda imperiale, i governi di Bush e Blair hanno ignorato in modo clamoroso la massiccia opposizione alla guerra espressa da milioni e milioni di persone in tutto il mondo. Essi hanno condotto una delle guerre più ingiuste, immorali e vigliacche della storia.
5.Gli esistenti meccanismi politici e legali internazionali non si sono rivelati in grado di prevenire questo attacco e di attribuirne la responsabilità a chi lo ha perpetrato. L’impunità di cui godono il governo Usa e i suoi alleati ha creato una grave crisi internazionale che mette in discussione l’importanza e il significato del diritto internazionale, le convenzioni sui diritti umani e la capacità delle istituzioni internazionali, Nazioni Unite comprese, di far fronte alla crisi con un certo livello di autorità e dignità.
6.L’occupazione anglo-statunitense dell’Iraq negli ultimi 27 mesi ha portato alla distruzione e alla devastazione dello stato e della società iracheni. La legge e l’ordine sono stati spezzati, dando luogo a una diffusa mancanza di sicurezza umana. Le infrastrutture fisiche sono crollate; il sistema sanitario si trova in condizioni pessime; il sistema educativo ha virtualmente smesso di funzionare; grande è la devastazione ambientale ed ecologica; il patrimonio culturale ed archeologico del paese è stato profanato.
7.L’occupazione ha intenzionalmente esacerbato le divisioni etniche e religiose all’interno della società irachena, con l’obiettivo di minare l’identità dell’Iraq e la sua integrità come nazione. Ciò è funzionale alla storica tattica imperiale del divide et impera. Inoltre, l’occupazione ha contribuito ad accrescere i livelli di violenza contro le donne, l’oppressione di genere e il rafforzamento del patriarcato.
8.L’imposizione delle sanzioni statunitensi nel 1990 ha provocato inaudite sofferenze e migliaia e migliaia di morti. La situazione è peggiorata dopo l’occupazione. Ameno 100mila civili sono stati uccisi; 60mila sono tenuti in custodia dagli Usa in condizioni inumane, senza processo; moltissime persone sono scomparse; i casi di tortura sono abituali.
9.La privatizzazione illegale, la deregulation e la liberalizzazione dell’economia irachena da parte del regime di occupazione hanno portato il paese a diventare un’economia vassalla controllata dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale, entrambe istituzioni funzionali al Consenso di Washington.
10. Tutte le leggi e istituzioni create sotto l’egida dell’occupazione sono prive di autorità sia morale che legale. Le recenti elezioni, l’Assemblea Costituente, l’attuale governo, e il Comitato che prepara la bozza della Costituzione sono dunque illegittimi.
11.Diffusa è l’opposizione all’occupazione. La resistenza politica, sociale e civile con mezzi pacifici è sottoposta a repressione da parte delle forze occupanti. Sono state l’occupazione e la sua brutalità a provocare una forte resistenza armata e anche atti di disperazione. Secondo i principi stabiliti dalla Carta delle Nazioni Unite e dal diritto internazionale, la resistenza popolare nazionale all’occupazione è legittima e giustificata e merita il sostegno internazionale da parte di chi ha a cuore la giustizia e la libertà.

II. Accuse

Sulla base di quanto precede e richiamando la Carta delle Nazioni Unite e altri documenti giuridici indicati in appendice, la giuria ha stabilito le accuse seguenti:

A. Contro i governi degli Stati Uniti e del Regno Unito per aver

1. Pianificato, preparato e condotto il crimine supremo di una guerra di aggressione in contrasto con la Carta delle Nazioni Unite e i Principi di Norimberga.
La prova risiede nel Memorandum di Downing Street del 23 luglio 2002, in cui si rivelava quanto segue: “L’azione militare era vista come inevitabile. Bush voleva rimuovere Saddam dal potere mediante un’azione militare, da giustificarsi con il collegamento fra terrorismo e armi di distruzione di massa. Ma le informazioni e i fatti venivano orchestrati intorno a tale intento politico”. Le notizie sono state fabbricate con l’intenzione premeditata di ingannare le popolazioni statunitense e britannica, e i loro rappresentanti eletti.
2. Ordinato attacchi alla popolazione e alle infrastrutture civili dell’Iraq: attacchi intenzionalmente diretti contro civili e ospedali, centri sanitari, aree residenziali, stazioni elettriche, impianti per la depurazione delle acque. La totale distruzione della città di Falluja costituisce da sola un esempio lampante di tali crimini.
3. Fatto ricorso in modo sproporzionato alla forza e i sistemi d’arma con effetti indiscriminati, come le bombe a grappolo, le bombe incendiarie, l’uranio impoverito, armi chimiche. Alcuni esperti hanno portato al Tribunale i dai sull’aumento evidente dei casi di leucemia in bambini al di sotto dei 5 anni residenti nelle zone fatte oggetto di armi all’uranio impoverito.
4. Usato munizioni con uranio impoverito malgrado tutti gli avvertimenti presentati da scienziati e dai veterani di guerra circa gli effetti devastanti ne lungo periodo sugli esseri umani e sull’ambiente. L’amministrazione Usa, sostenendo la mancanza di prove scientificamente accertate su tali effetti nocivi, ha deciso di rischiare le vite di milioni di persone per diverse generazioni anziché astenersi dall’uso sulla base dei rischi potenziali. Questo fatto da solo mostra il totale disprezzo di quell’amministrazione per la vita umana. Il Tribunale ha ascoltato testimonianze riguardanti l’attuale ostruzionismo posto in atto dall’amministrazione Usa rispetto agli sforzi delle università irachene di raccogliere dati e condurre ricerche in materia.
5. Disatteso la salvaguardia della vita dei civili durante le attività militari e durante il periodo di occupazione. Lo provano, ad esempio, le tecniche di bombardamento “colpisci e terrorizza” e il comportamento delle forze occupanti ai check point.
6. Creato attivamente le condizioni per un grave deterioramento dello status delle donne irachene, contrariamente alle ripetute affermazioni dei leader delle forze della coalizione. La libertà di movimento delle donne è gravemente limitata e risulta penalizzato il loro accesso alla sfera pubblica, all’istruzione, ai mezzi di sussistenza, all’impegno politico e sociale. Sono state fornite testimonianze e prove sull’aumento dei casi di violenza sessuale e prostituzione durante il periodo dell’occupazione.
7. Fatto ricorso ad atti di violenza mortale contro dimostranti pacifici, a partire dall’aprile 2003 quando decine di persone che pacificamente protestavano furono uccise a Falluja.
8. Sottoposto civili e militari iracheni a torture e trattamenti crudeli, inumani o degradanti. I trattamento degradanti comprendono l’assoggettamento di militari e civili iracheni ad atti di discriminazione razziale, etnica, religiosa e di genere, e la negazione ai prigionieri di guerra iracheni dei diritti stabiliti dalle Convenzioni di Ginevra. Al Tribunale sono state fornite molte prove di arresti e detenzioni arbitrarie, al di fuori di un processo legale. Casi noti e clamorosi di torture e trattamenti crudeli e inumani si sono verificati nella prigione di Abu Ghraib ma anche a Mosul, Camp Bucca e Basra. Il ricorso a mercenari e a contractors privati per l’esecuzione delle torture è servito a evitare le responsabilità.
10. Riscritto le leggi di un paese illegalmente invaso e occupato, ciò che viola le convenzioni internazionali circa le responsabilità delle potenze occupanti, allo scopo di ottenere profitti illegali (ad esempio mediante misure quali l’Order 39, firmato da L. Paul Bremer III per l’Autorità provvisoria di coalizione, Cpa, che permette agli investitori esteri di acquistare e rilevare imprese statali irachene e di rimpatriare il 100 per cento dei profitti e patrimoni) e di controllare il petrolio iracheno. Sono state presentate al Tribunale prove del fatto che diverse compagnie abbiano approfittato di simili transazioni.
11. Devastato in modo intenzionale l’ambiente, contaminato dalle armi all’uranio impoverito, combinato con gli incendi dei pozzi di petrolio, le ingenti fuoriuscite di petrolio e la distruzione di terre agricole. Deliberati danneggiamenti dei sistemi idrico-sanitari, tanto da rasentare la guerra chimica e biologica. Inazione di fronte al saccheggio di materiale radioattivo dai siti nucleari e alla sua relativa dispersione. Esiste un’ingente documentazione sull’inquinamento dell’aria e dell’acqua, sul degrado dei suoli, sulla contaminazione radioattiva.
12. Protetto beni archeologici e culturali dell’Iraq, ricco patrimonio dell’umanità, dal momento che sono stati permessi i saccheggi dei musei e dei siti storici, e che postazioni militari si sono insediate in aree sensibili dal punto di vista culturale ed archeologico. Ciò è avvenuto malgrado gli allarmi preventivamente lanciati dall’Unesco e di funzionari dei musei iracheni.
13. Negato il diritto all’informazione, compresa la censura di diversi media iracheni, dai quotidiani (per esempio al-Hawza, al-Mashriq, al-Mushtaqila) alle stazioni radio (Baghdad Radio), la chiusura degli uffici di Baghdad della televisione Al Jazeera, gli attacchi a giornalisti internazionali, l’imprigionamento e l’assassinio di accademici, intellettuali e scienziati.
14. Ridefinito la tortura, in violazione delle norme internazionali, per permettere l’uso della tortura e delle detenzioni illegali, compresa la detenzione di oltre cinquecento persone nella base di Guantanamo Bay senza formali accuse e senza permettere loro di accedere a una difesa legale, e usando le “rogatorie straordinarie” per spedire persone a essere torturate in paesi noti per le violazioni dei diritti umani e per la pratica della tortura sui detenuti.
15. Violato la volontà del movimento globale contro la guerra: crimine contro la pace. In una prova senza precedenti di coscienza collettiva, milioni e milioni di persone in tutto il mondo si sono unite per opporsi all’imminente attacco all’Iraq. L’attacco ha tolto voce a queste persone, il che equivale, da parte del governo statunitense e dei suoi alleati, a dichiarare a milioni di persone che le loro voci possono essere ignorate, represse e tacitate nella più completa impunità.
16. Attuato politiche che prevedono una guerra permanente contro nazioni sovrane. La Siria e l’Iran sono già stati dichiarati target potenziali. Dichiarando una “guerra globale al terrore”, il governo Usa si è attribuito il diritto esclusivo a usare la forza militare in modo aggressivo, contro un qualunque obiettivo scelto. Ostilità etniche e religiose vengono alimentate in varie parti del mondo. L’occupazione statunitense dell’Iraq ha rafforzato l’occupazione israeliana della Palestina e accresciuto la repressione del popolo palestinese. L’attenzione concentrata sulla sicurezza dello stato e l’escalation della militarizzazione hanno determinato un grave deterioramento della sicurezza per le persone e dello stato dei diritti civili nel mondo.

B. Contro il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per

1. Non aver protetto la popolazione irachena contro il crimine di aggressione.
2. Aver imposto dure sanzioni economiche all’Iraq, malgrado la consapevolezza che tali sanzioni contribuivano direttamente alla massiccia perdita di vite di civili e colpivano persone innocenti.
3. Aver permesso agli Stati Uniti e al Regno Unito di compiere bombardamenti illegali nelle no-fly zones, con il falso pretesto di applicare le risoluzioni dell’Onu; non aver condotto in sede di Consiglio di Sicurezza alcuna discussione in merito a tali violazioni, il che ha reso l’organismo dell’Onu complice e responsabile della perdita di vite umane di civili e della distruzione dell’infrastruttura irachena.
4. Aver permesso agli Stati Uniti di dominare le Nazioni Unite e di porsi al di sopra e al di fuori di ogni responsabilità rispetto agli altri stati membri.
5. Non aver fermato i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità compiuti in Iraq dagli Stati Uniti e dai partner della coalizione.
6. Non aver ritenuto gli Stati Uniti e i partner della coalizione responsabili della violazione del diritto internazionale durante l’invasione e l’occupazione, aver dato una sanzione ufficiale all’occupazione e in tal modo, con atti di commissione e di omissione, essendo diventato di fatto collaboratore di un’occupazione illegale.

C. Contro i governi della “Coalizione dei volenterosi”

Per aver collaborato all’invasione e all’occupazione dell’Iraq, dunque condividendo la responsabilità dei crimini commessi.

D. Contro i governi di altri paesi

Per aver permesso l’uso di basi militari e spazio aereo, e sostegno logistico, per l’invasione e l’occupazione diventando dunque complici nei crimini compiuti.

E. Contro le imprese private vincitrici dei contratti per la ricostruzione dell’Iraq e che hanno ricevuto “riconoscimenti a titolo di risarcimento” dal regime occupante.

Per aver approfittato della guerra, con la complicità nei crimini suindicati, dell’invasione e dell’occupazione.

F. Contro i principali mezzi di informazione di proprietà privata per

1. Aver diffuso le deliberate menzogne fabbricate dai governi statunitense e britannico e per non aver verificato adeguatamente tale disinformazione, anche di fronte a prove contrarie rilevanti. Fra i grandi mezzi di informazione che hanno particolari responsabilità nell’aver propagato le menzogne a proposito delle armi di distruzione di massa, indichiamo il New York Times, in particolare la reporter Judith Miller, la cui maggiore fonte era nel libro paga della Cia; e poi Fox News, Cnn, Bbc, Cbs, Abc, Bbc e Itn. Questa lista comprende, ma non si limita a, The Express, The Sun, The Observer e il Washington Post.
2. Non aver informato sulle atrocità commesse contro la popolazione irachena da parte delle forze di occupazione, trascurando il dovere di dare precedenza e dignità alle voci della sofferenza e marginalizzando le voci globali levatesi per la pace e la giustizia.
3. Non aver informato con trasparenza sull’occupazione in corso; aver ridotto al silenzio e screditato le voci di dissenso e non aver riferito adeguatamente e appieno dei costi e delle conseguenze nazionali dell’invasione e dell’occupazione dell’Iraq; aver amplificato la propaganda del regime di occupazione che cerca di giustificare sulla base di falsi assunti la prosecuzione della propria presenza in Iraq.
4. Aver incitato a un clima ideologico di paura, razzismo, xenofobia e islamofobia ora utilizzato per giustificare e legittimare la violenza perpetrata dagli eserciti.
5. Diffondere un’ideologia che glorifica la mascolinità e il combattimento, in tal modo normalizzando la guerra come scelta politica.
6. Essersi resi complici nella conduzione di una guerra di aggressione e della perpetuazione di un regime di occupazione che è manifestamente responsabile di crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
7. Aver permesso, avallando e diffondendo la disinformazione, l’appropriazione fraudolenta di risorse umane e finanziarie per una guerra illegale condotta sulla base di pretesti.
8. Aver promosso concezioni militariste di “sicurezza” che sono controproducenti rispetto agli interessi e alle proprietà fondamentali dei popoli del pianeta e che hanno danneggiato gravemente le popolazioni civili.

III. Raccomandazioni

Riconoscendo il diritto del popolo iracheno di resistere all’occupazione illegale del suo paese e di sviluppare istituzioni indipendenti, e affermando che il diritto di resistere all’occupazione è il diritto di lottare per l’autodeterminazione, la libertà e l’indipendenza come riconosciuto dalla Carta delle nazioni Unite, noi, Giuria di coscienza del Tribunale mondiale sull’Iraq, dichiariamo la nostra solidarietà con il popolo dell’Iraq.

Raccomandiamo:
1.L’immediato e incondizionato ritiro dall’Iraq delle forze della Coalizione.
2.Che i governi della Coalizione riconoscano i danni di guerra e paghino compensazioni all’Iraq per la devastazione umanitaria, economica, ecologica, culturale che hanno provocato con l’invasione e l’occupazione illegali.
3.Che tutte quelle leggi, contratti, trattati, istituzioni stabiliti durante l’occupazione e che la popolazione irachena giudica contrari ai propri interessi siano considerati non validi e nulli.
4. Che la prigione a Guantanamo Bay e tutte le altre prigioni militari statunitensi all’estero siano chiuse immediatamente, che i nomi dei prigionieri siano rivelati, che essi ricevano lo status di prigionieri di guerra (Pow) e siano sottoposti a regolare processo.
5.Che si compia un’indagine esauriente circa i responsabili del crimine di aggressione, di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità in Iraq, a cominciare da George W. Bush, presidente degli Stati Uniti d’America, da Tony Blair, Primo Ministro del Regno Unito, dalle altre persone che si trovavano in posizioni chiave di potere negli altri paesi membri della “Coalizione dei volenterosi”, dai responsabili delle catene di comando militari che hanno pianificato e condotto questa guerra criminale, a partire dal vertice e a scendere; e dalle personalità irachene che hanno aiutato a preparare l’illegale invasione e hanno sostenuto gli occupanti.
Ecco alcune delle persone che ovviamente dovrebbero essere compresi nell’inchiesta:
I primi ministri della “coalizione dei volenterosi”, a partire da Junichiro Koizumi (Giappone), José Maria Aznar (Spagna), Silvio Berlusconi (Italia), José Manuel Durao Barroso e Santana Lopez (Portogallo), Roh Moo Hyun ((Corea del Sud), Anders Fogh Rasmussen (Danimarca);
Membri del governo quali Dick Cheney, Donald H. Rumsfeld, Paul Wolfowitz, Colin L. Powell, Condoleeza Rice, Richard Perle, Douglas Feith, Alberto Gonzales, L. Paul Bremer (Usa); Jack Straw, Geoffrey Hoon, John Reid, Adam Ingram (Uk);
Comandanti militari come: gen. Richard Meyers, gen. Tommy Franks, gen. John P. Abizaid, gen. Ricardo S. Sanchez, gen. Thomas Metz, gen. John R. Vines, gen. George Casey (Usa); gen. Mike Jackson, gen. John Kiszley, maresciallo di aviazione Brian Burridge, gen. Peter Wall, contrammiraglio David Snelson, gen. Robin Brims, vice-maresciallo di aviazione Glenn Torpy (Uk); e i capi e i comandanti di tutte le truppe della coalizione in Iraq.
I collaboratori iracheni; fra gli altri Ahmed Chalabi, Iyad Allwi, Abdul Aziz Al Hakim, il gen. Abdul Qader Mohammed Jassem Mohan.

6.Che sia iniziato un procedimento di responsabilità verso le persone moralmente e personalmente responsabili per la loro partecipazione a questa guerra illegale, e fra questi i giornalisti che hanno deliberatamente mentito, gli organi di informazione che hanno fomentato l’odio razziale, etnico e religioso, gli amministratori delle multinazionali che hanno tratto profitto da questa guerra;
7.Che i popoli del mondo lancino azioni nonviolente contro le multinazionali statunitensi e britanniche che traggono vantaggio dalla guerra; ad esempio Halliburton, Bechtel, Il gruppo Carlyle, Caci Inc., Titan Corporation, Kellog, Brown and Root (sussidiaria di Halliburton), DynCorp, Boeing, exxon Mobil, Texano, British Petroleum. Le compagnie che seguono hanno fatto causa all’Iraq e ricevuto risarcimenti: Toys R Us, Kentucky Fired Chicken, Shell, Nestlé, Pepsi, Philip Morris, Sheraton, Mobil. Tali azioni possono consistere in azioni dirette come il blocco dei relativi uffici, il boicottaggio dei consumi, la pressione sugli azionisti affinché dirottino altrove le azioni.
8.Che i giovani e i soldati attuino l’obiezione di coscienza e rifiutino di arruolarsi e prendere parte a questa guerra illegale. Inoltre, che a tali obiettori i paesi offrano asilo politico.
9.Che sia potenziata la campagna internazionale per lo smantellamento di tutte le basi militari statunitensi all’estero.
10.Che i popoli del mondo resistano e respingano qualunque tentativo da parte dei propri governi di fornire sostegno materiale, logistico o morale all’occupazione dell’Iraq.

Noi, Giuria di coscienza, speriamo che il campo d’azione e la specificità di tali raccomandazioni possano fornire il terreno utile a un mondo in cui le istituzioni internazionali siano formulate e riformulate sulla base della volontà dei popoli e non della paura o dell’egoismo, un mondo dove i giornalisti e gli intellettuali non rimangano muti, dove la volontà dei popoli sia centrale, e la sicurezza umana sia più importante della sicurezza di stato e dei profitti delle imprese.

Arundhati Roy, India, Portavoce della Giuria
Ahmet Öztürk, Turchia
Ayse Erzan, Turchia
Chandra Muzaffar, Malesia
David Krieger, Stati Uniti
Eve Ensler, Stati Uniti
François Houtart, Belgio
Jae-Bok Kim, Corea del Sud
Taty Almeida, Argentina
Mehmet Tarhan, Turchia
Miguel Angel De Los Santos Cruz, Messico
Murat Belge, Turchia
Rela Mazali, Israele
Salaam Al Jobourie, Iraq


Appendice giuridica internazionale

Nota esplicativa

Questa appendice giuridica internazionale ha lo scopo di avvalorare la Dichiarazione della Giuria, che è basata su una valutazione morale e politica della guerra all’Iraq. La Dichiarazione è suffragata da molte attestazioni scritte e orali fornite da esperti di diritto internazionale di chiara fama durante la Sessione finale del Tribunale mondiale sull’Iraq, svoltasi a Istanbul, e riflette anche testimonianze e documentazione su temi legati ai crimini di guerra e all’incapacità delle Nazioni Unite di proteggere l’Iraq contro l’aggressione.

La Giuria di coscienza non era composta da esperti di diritto internazionale. Non ha ascoltato argomenti a sostegno della legalità dell’invasione dell’Iraq, come sarebbe avvenuto davanti a un corpo giudiziario sotto l’autorità di uno stato o di un’istituzione internazionale agente per conto della comunità internazionale. In tutte le sue sessioni, il Tribunale mondiale sull’Iraq in tutte le sessioni ha preso le mosse dal sentimento di oltraggio morale e politico provato rispetto alla guerra in Iraq dalle molte persone sensibili al tema della pace nel mondo. Il Tribunale non era interessato a dibattere esclusivamente sulla legalità. Le questioni legali sono state considerate rilevanti nella misura in cui aggiungevano peso agli obiettivi morali e politici del Tribunale, che erano quelli di presentare la guerra all’Iraq come un crimine, facendo appello ai legami profondi che intercorrono fra i membri della comunità umana. Il Tribunale ha quindi cercato testimonianze e prove in grado di mettere in discussione l’aura di rispettabilità in cui gli aggressori avevano avvolto la guerra all’Iraq e la falsa impressione disseminata dai grandi media, che quella guerra fosse in ogni caso giustificata da circostanze politiche, considerazioni morali, analisi giuridiche.

Il Wti è un percorso mondiale il cui obiettivo è chiedere giustizia a nome dei popoli del mondo. Intende registrare i grani errori, crimini e violazioni commessi durante il processo che ha portato alla guerra contro l’Iraq, durante lo svolgimento della stessa, e poi durante l’occupazione che continua ferocemente. Il ruolo della legge internazionale è colto alla luce di tali obiettivi del Wti.

Le preoccupazioni e gli interessi del Wti anno molto oltre la richiesta di rispetto della legge internazionale, specialmente dal momento che molta parte di essa serve attualmente gli interessi del potere e del profitto. Nondimeno, la legge internazionale rispetto all’uso della forza e al ricorso alla guerra è importante in relazione al lavoro del Wti. Il diritto internazionale è utile al Wti per le seguenti ragioni:
Fornisce le basi per la richiesta politica e morale di messa in stato d’accusa penale e relativo processo contro i responsabili della guerra all’Iraq e chiarisce l’estensione della responsabilità criminale, coinvolgendovi la partecipazione delle imprese e dei media;
Respinge le pericolose pretese imperialiste degli Stati Uniti e del Regno Unito di essere esentati dagli obblighi legali internazionali.

Inoltre, il Wti fa ricorso al diritto internazionale per portare a termine la propria missione:
Il Wti collega l’appello per una giustizia globale alla richiesta di applicazione della legge internazionale, ma anche di un ripensamento delle premesse e dell’operatività del diritto internazionale affinché esso possa acquisire maggiore importanza per il fine del raggiungimento della sicurezza umana nel futuro;
Il Wti chiede di rispondere a una domanda precisa: perché le istituzioni internazionali, in particolare le Nazioni Unite, si sono mostrate prive di potere contro l’unilateralismo statunitense e contro l’aggressione;
Il Wti insiste affinché le Nazioni Unite esercitino la propria responsabilità costituzionale di proteggere gli stati membri da aggressioni e occupazioni, illegali;
Rappresentando la società civile, il Wti possiede l’autorità necessaria a dichiarare e cercare l’attuazione degli obblighi legali internazionali quando gli stati e le Nazioni Unite non riescono ad applicare il diritto internazionale n materia di guerra e pace.

E’ importante distinguere fra:
violazioni del diritto internazionale, compresa la Carta delle nazioni Unite, da parte di uno stato; e
crimini collegati a queste violazioni commesse da parte di leader politici e militari, alti funzionari governativi, imprese e loro amministratori, militari e contractors privati, giornalisti e personale dei media.


Analisi legale

Il diritto internazionale è formato da (1) trattati internazionali, fra i quali la Carta delle nazioni Unite (v. la lista dei documenti); (2) diritto consuetudinario internazionale (specialmente in rapporto alla condotta degli stati in guerra); (3) diritto penale internazionale (una sottocategoria dell’(1) riferita a trattati e accordi fra stati, basati sul tribunale di Norimberga del 1945, unanimemente accettati dall’adozione dei Principi di Norimberga, nel 1946 da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Res. 95-I).
Nella guerra contro l’Iraq tre principi di diritto consuetudinario internazionale sono stati violati: (1) Principio di proporzionalità: la forza può essere usata solo per raggiungere obiettivi legali permessi, e solo nella misura richiesta dalla “necessità militare”; (2) Principio di discriminazione: la forza e l’apparato militare possono essere usati solo se confinati all’interno di obiettivi militari; le armi e le tattiche indiscriminate sono vietate; (3) Principio di umanità: la forza non deve mai essere usata per provocare sofferenze non necessarie e occorre prestare a massima attenzione alla protezione della società civile, e anche al suo patrimonio culturale.
La guerra all’Iraq viola i Principi di Norimberga che riconoscono nel seguenti linee guida essenziali (formulate dalla Commissione giuridica internazionale delle Nazioni Unite nel 1950 in risposta alla richiesta da parte dell’Assemblea Generale):

Principio I
Chiunque commetta un atto che costituisce un crimine per il diritto internazionale è considerato responsabile e soggetto a punizione.

Principio II
Il fatto che la legge internazionale non imponga una pena per un atto che costituisce un crimine per il diritto internazionale non solleva chi ha commesso l’atto dalla responsabilità sulla base del diritto internazionale.

Principio III
Il fatto di aver commesso un atto, che costituisce un crimine per il diritto internazionale, in quanto capo di Stato o responsabile del governo non solleva chi l’ha commesso dalla responsabilità sulla base del diritto internazionale.

Principio IV
Il fatto di aver agito eseguendo un ordine proveniente dal governo o da un superiore gerarchico non solleva chi l’ha commesso dalla responsabilità sulla base del diritto internazionale, se nei fatti sarebbe stata possibile una scelta morale.

Principio V
Chiunque sia imputato di un crimine sulla base del diritto internazionale ha il diritto a un prcoesso equo sulla base dei fatti e del diritto.

Principio VI
I crimini seguenti sono punibili come crimini sulla base del diritto internazionale:
a) Crimini contro la pace:
i. Pianificazione, preparazione, inizio e conduzione di una guerra di aggressione o di una guerra in violazione di trattati, accordi o impegni internazionali;
ii. Partecipazione a un piano comune di cospirazione per il compimento di uno degli atti indicati in (i).
b) Crimini di guerra:
Violazione delle leggi o delle consuetudini di guerra che comprendono, ma non sono limitate a, assassinio, maltrattamenti, deportazione per lavori forzati o per ogni altra ragione, ai danni delle popolazioni civili di o all’interno dei territori occupati; assassinio o maltrattamenti di prigionieri di guerra, uccisione di ostaggi, saccheggio di proprietà pubbliche o proviate, distruzione senza scopo di città, cittadine o villaggi, o devastazione non giustificata da necessità militari.
c) Crimini contro l’umanità:
Uccisione, sterminio, riduzione in schiavitù, deportazione e altri atti inumani compiuti contro qualunque popolazione civile, o persecuzioni per ragioni politiche, razziali o religiose, quando tali atti sono compiuti o tali persecuzioni sono portate avanti in esecuzione o in connessione con un crimine contro la pace o un crimine di guerra.

Principio VII
La complicità nella perpetrazione di un crimine contro la pace, un crimine di guerra, o un crimine contro l’umanità come stabilito dal principio VI è un crimine sulla base della legge internazionale.

Violazioni e crimini

I. L’invasione dell’Iraq il 20 marzo 2003, con la successive occupazione dell’Iraq, rappresenta una violazione degli obblighi fondamentali della Carta delle nazioni Unite:
la risoluzione dei conflitti internazionali tramite il ricorso alla forza o la minaccia dell’uso della forza è incondizionatamente proibita dall’articolo 2(4) della Carta;
l’unica eccezione è rappresentata dal diritto degli stati di agire per autodifesa contro un attacco armato già in atto, come permesso dall’art. 51 della Carta, ma con la richiesta che lo stato che esercita il diritto alla difesa riferisca al Consiglio di Sicurezza;
le affermazioni dei governi statunitense o inglese basate sulle dottrine della “prevenzione” o “guerra preventiva” non hanno fondamento nel diritto internazionale, e tali argomenti speciosi non sono stati supportati dai fatti; anche se l’Iraq avesse posseduto armi di distruzione di massa, ciò non avrebbe costituito una giustificazione legale all’invasione; né lo sarebbe stata la pretesa che un “cambio di regime” avrebbe liberato il popolo iracheno da un regime dittatoriale che violava i diritti umani;
rispetto all’Iraq non esistevano le basi per rivendicare il diritto all’autodifesa o per agire sulla base di un’autorizzazione da parte del Consiglio di Sicurezza; l’invasione dell’Iraq e la successiva occupazione del paese sono un crimine contro uno stato sovrano e membro delle Nazioni Unite, in violazione della legge internazionale;
l’effetto cumulativo di queste violazioni è di creare un fondamento solido da punto di vista fattuale e legale per l’incriminazione, il processo e la punizione degli individui responsabili della pianificazione, dell’avvio e della conduzione di tale crimine di aggressione contro l’Iraq.

II. La guerra all’Iraq con l’invasione da parte di eserciti, soprattutto quelli degli Stati Uniti e delle nazioni Unite, e la successiva occupazione, hanno violato le leggi di guerra, come le Convenzioni di Ginevra sul diritto umanitario di guerra (1949), I Protocolli aggiuntivi alle Convenzioni di Ginevra (1977) e le Convezioni sul diritto di guerra (1899, 1907) sotto diversi aspetti, compresi i seguenti:
l’uso di bombe a grappolo, napalm, uranio impoverito;
bombardamento di obiettivi e aree civili (per es. mercati, ristoranti, strutture dei media, siti culturali e religiosi);
operazioni militari intense e indiscriminate contro molte città e centri abitati provocando ingenti perdite fra la popolazione civile (per es. Najaf, Falluja);
uso sistematico e ripetitivo della tortura e di trattamenti degradanti sui civili iracheni e sul personale militare detenuto nelle prigioni o segretamente trasferito in altri paesi conosciuti per torturare e maltrattare i detenuti;
incapacità totale della popolazione civile e delle loro proprietà, retaggio culturale (sparatorie ai check-points; raid aerei; saccheggio dei musei e di altri siti culturali; rifiuto di valutare l’ampiezza delle morti civili e dei relativi danni) (vedi soprattutto l’articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra che impongono il dovere di prendere misure speciali per proteggere il più possibile la popolazione civile) (anche la IV Convenzione di Ginevra, agli articoli 47-78, specifica gli obbliga della potenza occupante);
l’effetto cumulativo di questo modello di violazioni flagranti ed estese delle leggi di guerra è creare la base per l’incriminazione, la prosecuzione e la punizione degli individui responsabili, come politici, leader ed esecutori ai vari livelli di comando;
articolo 1 delle Convenzioni di Ginevra recita: “Le parti contraenti, compresi gli Stati Uniti o la Gran Bretagna, si impegnano a garantire e ad assicurare il rispetto della presente Convenzione in tutte le circostanze”. Gli specialisti statunitensi dell’Office of the Legal Counsel della Casa Bianca, al Dipartimento della Giustizia, al Dipartimento della Difesa che hanno sostenuto la “legalità” della tortura e di altri comportamenti che violano il diritto di guerra devono fare oggetto di incriminazione e prosecuzione.

III. L’occupazione dell’Iraq ha violato patentemente il diritto di autodeterminazione del popolo iracheno:
Articolo 1 della Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici (1966): “(1) Tutti i popoli hanno il diritto all’autodeterminazione. In virtù di tale diritto essi determinano liberamente il proprio status politico e perseguono liberamente il proprio sviluppo economico, sociale e culturale”;
E’ evidente che l’occupazione, con i decreti, le pratiche, l’imposizione di un governo a interim, la gestione delle elezioni, l’amministrazione del processo di redazione della Costituzione, ha violato il diritto di autodeterminazione del popolo iracheno, un elemento fondamentale del diritto internazionale dei diritti umani.

IV. L’occupazione dell’Iraq ha comportato anche gravi abusi ai Danni della popolazione civile irachena, compreso un ricorso ampio e pervasivo alla tortura, pratica che è incondizionatamente proibita dal diritto internazionale:
Articolo 5 della Dichiarazione dei diritti umani: “Nessuno dovrebbe essere assoggettato a tortura o a trattamenti e punizioni inumani o degradanti”; ripetuto nell’art. 7 della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici (1966), compresa l’art. 4(2) il quale afferma che non ci sono eccezioni, anche in condizioni di guerra o emergenza) e ulteriormente confermato da un trattato ampiamente ratificato, la Convenzione contro la tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti (1984).

V. Le Nazioni Unite non hanno rispettato l’obbligo di proteggere gli stati sovrani, specialmente se membri dell’Onu, dalle violazioni dei loro diritti all’indipendenza politica e all’integrità territoriale, permettendo con passività che l’Iraq fosse minacciato e attaccato per dodici anni prima dell’invasione del 2003:
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha mantenuto in vigore dal 1991 al 2003 le sanzioni all’Iraq le quali hanno avuto un effetto di genocidio sulla popolazione civile;
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha evitato di censurare e prevenire i ripetuti raid aerei all’interno del territorio iracheno durante il periodo 1991-2003;
Il Consiglio di Sicurezza non ha censurato e prevenuto i pubblici appelli al rovesciamento e alla sostituzione del governo iracheno, così come il finanziamento e l’addestramento di esuli per la lotta armata;
Il Consiglio di Sicurezza non ha condannato né ha agito per prevenire minacce aggressive o l’avvio e la realizzazione di una guerra di aggressione contro l’Iraq nel 2003, e in parte ha cooperato con l’illegale occupazione del paese fin dall’invasione.

Conclusioni
1.La Dichiarazione della Giuria è coerente con una comprensione obiettiva del diritto internazionale, compresa la Carta delle Nazioni Unite;
2.I membri delle nazioni Unite e i governi degli stati sovrani hanno l’obbligo legale di rispettare la Carta e di agire per assicurare il rispetto delle leggi di guerra;
3.L’invasione e l’occupazione dell’Iraq contengono tutte e tre le categorie dei crimini di Norimberga.
4.La Corte penale internazionale dovrebbe incriminare, processare e punire chi ha perpetrato o collaborato all’aggressione all’Iraq e ai relativi crimini internazionali collegati alla successiva occupazione del paese.
5.La Corte penale internazionale dovrebbe essere completata da un tribunale ad hoc che abbia l’autorità di incriminare, processare e punire i crimini compiuti prima della creazione della Corte penale e i crimini compiuti da stati non aderenti alla Corte penale e dunque da questa non interessati.
6.L’Assemblea generale delle Nazioni Unite dovrebbe essere incoraggiata a dare applicazione al diritto internazionale riguardo alla guerra all’occupazione dell’Iraq.
7.Occorrerebbe chiedere ai tribunali nazionali che hanno giurisdizione universale di inquisire e perseguire gli individui che in Iraq hanno commesso crimini di Norimberga.
8.Gli organismi della società civile, e fra questi il Wti, dovrebbero agire al fine di assicurare che le raccomandazioni e le conclusioni della Dichiarazione della Giuria siano applicate prontamente e adeguatamente.

Appendice: Lista dei documenti giuridici
IV Convenzione dell’Aja riguardante il diritto e le consuetudini di guerra terrestre (1907)
Protocollo per la proibizione dell’uso in guerra di gas asfissianti, velenosi o altri, e di metodi batteriologici (1925)
Trattato generale (“Patto di Parigi”) per la rinuncia alla guerra come strumento di politica nazionale (1928)
Dichiarazione universale dei diritti umani (1948)
Convenzioni di Ginevra (I-IV) sul diritto internazionale umanitario (1949)
Principi di Norimberga riconosciuti nella Carta del Tribunale e del giudizio di Norimberga (1950)
Convenzione europea sui diritti umani e sulle libertà fondamentali (1950)
Convenzione sulla prevenzione e sulla punizione del crimine di genocidio (1948)
Convenzione sui diritti politici delle donne (1953)
Codice di condotta per le forze armate degli Stati Uniti d’America (1963)
Convenzione internazionale per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (1965)
Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (1966)
Convenzione internazionale sui diritti civili e politici (1966)
Convenzione americana sui diritti umani (1969)
Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, della produzione e dello stoccaggio delle armi biologiche e delle armi tossiche (1972)
Dichiarazione universale (di Algeri) sui diritti dei popoli (1976)
Principi di cooperazione nella detenzione, arresto, estradizione e punizione delle persone colpevoli di crimini di guerra e crimini contro l’umanità (1973)
Protocollo aggiuntivo (I-II) alle Convenzioni di Ginevra del 1949 (1977)
Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (1979)
Carta africana dei diritti umani e dei popoli (1981)
Convenzione contro la tortura e altri trattamenti e punizioni crudeli, inumani e degradanti (1984)
Convenzione internazionale contro il reclutamento, l’uso, il finanziamento e la formazione di mercenari (1989)
Convenzione sui diritti dell’infanzia (1989)
Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione, stoccaggio e uso delle armi chimiche (1992)
Dichiarazione per la protezione delle vittime di guerra (1993)
Statuto di Roma della Corte penale internazionale (1998)

SUL GENOCIDIO DEL POPOLO IRACHENO

by Globus Tuesday,Dec.07.2004

Testimonianza di un militare americano sui crimini di guerra perpetuati in Iraq dall’esercito degli stati uniti d’america.

Da un’intervista a Jimmy Massey, su peacereporter.net. Intervista del militare americano Jimmy Massey che ha disertato della Marina militare americana qualche mese fa egli cerca si ottenere lo statuto di rifugiato politico quanto obiettore di coscienza, in Canada perché rischia anche la pena di morte negli U.S.A. dove è accusato d’alto tradimento per avere rifiutato di continuare ad uccidere civili innocenti e avere osato riferire alla stampa ( che lo ha quasi del tutto ignorato) il modo in cui l’esercito U.S.A. sta attuando il genocidio del popolo iracheno.

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BushII

di IGNACIO RAMONET

La rielezione, il 2 novembre scorso, di George W. Bush alla presidenza degli Stati Uniti è un grave affronto morale inflitto allo spirito della democrazia americana, la più antica del mondo, che a questo titolo costituisce un punto di riferimento di primaria importanza. Evidentemente, sul piano tecnico stavolta non c'è nulla da eccepire. Nessuno può contestare la legittimità dello scrutinio. ......

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«Falluja: la Guernica del Secolo XXI»

 Saul Landau  Progresoweekly, 2-8 dicembre 2004

2 novembre, mentre gli aerei nord-americani a reazione bombardavano Falluja per il nono giorno consecutivo, un giudice di Redwood City, in California, ha dichiarato che Scott Peterson era colpevole dell’assassinio di sua moglie e di suo figlio appena nato.... ...la notizia su Peterson quasi ha offuscato le affermazioni dei militari nord- americani, che i bombardamenti fatti con aerei e artiglieria su una città di 300.000 abitanti avevano colpito solo i luoghi dove si rifugiavano gli “insorti”. Il 15 novembre, un giornalista della BBC inserito in un distaccamento dei Marines ha assicurato che le stime non ufficiali dei morti parlavano di 2000 persone, molte di loro civili..........

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DICHIARAZIONE FINALE DELLA PRIMA SESSIONE ITALIANA DEL TRIBUNALE MONDIALE SULL'IRAQ,

 ROMA, 17 DICEMBRE 2004

La prima sessione italiana del tribunale mondiale sull?Iraq, riunita a Roma, Palazzo Marini (Camera dei Deputati), venerdì 17 dicembre 2004, dopo aver udito le testimonianze provenienti dall?Iraq occupato e gli interventi di giuristi, intellettuali, parlamentari, esperti e cittadini presenti, dichiara quanto segue....

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"ADDIO LIBERTA' DI STAMPA "

ENNIO REMONDINO "Con questa legge, chi racconterà gli effetti collaterali"

Di: TOMMASO DI FRANCESCO

Ora la cosiddetta "riforma" che di fatto mette a rischio carcere ogni "rivelazione" sulle cosiddette missioni di pace, dopo essere stata approvata al Senato, arriva alla Camera Abbiamo rivolto su questo alcune domande a Ennio Remondino,....... 

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"IN IRAQ NON CI SONO MAI STATE ARMI I DISTRUZIONE DI MASSA"

Di Franco Probi

Non c'era traccia di armi di sterminio in Iraq al momento dell'inizio della guerra voluta dagli Stati Uniti. Non c'e' traccia oggi, nonostante e dopo innumerevoli bombardamenti, morti, feriti, distruzioni ed una pesante occupazione militare.  Questa e' la conclusione a cui sono giunti gli esperti di Washington......... ù

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Saddam in un'intervista esclusiva

Babnet.net  

28 dicembre 2004 -

 Si tratta di un'intervista pubblicata sul giornale egiziano "Al-ousboua " (la settimana) dall'editore Mustapha Bakri, nella quale Douleïmi, avvocato di Saddam, fornisce particolari circa il suo incontro di quattro ore e mezzo con Saddam Hussein.......
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Intervista a  SAMMI ALAA', portavoce dell API

Scritto da Paola Luciani

sabato, 29 gennaio 2005

Sammi Alaà è il portavoce dell’Alleanza Patriottica Irachena(API) , un movimento politico sorto nel 1991 in Arabia Saudita che raggruppa baathisti di sinistra,socialisti, e comunisti fuoriusciti dal Partito Comunista Iracheno. .......

 

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Giorgio Bocca

Il gioco delle parole e il prezzo della vita

Quella cui partecipiamo non è né una guerra santa per la democrazia e la libertà, né una ricostruzione. È l'ultima delle guerre imperialiste

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Aljazeera + Agency

Gli italiani sperano nel rilascio della giornalista

Domenica 06 Febraio 2005, 12:48 Makka Time, 9:48 GMT  

Il Ministro degli esteri italiano ed altri funzionari hanno detto che il punto di vista su Iraq e Medio Oriente della giornalista rapita aiuteranno la sua liberazione.

 

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STAMPA E GUERRA

I tempi oscuri della mediacrazia

Giornalisti embedded, nuove tecnologie, l'inganno e la censura come strategia deliberata. Sono le armi di disinformazione di massa del «quarto fronte» bellico, quello dei media...............DANNY SCHECHTER *

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Estratti del Bollettino della Resistenza Irachena

Quelli che seguono sono estratti del Bollettino della Resistenza Irachena. Fornisce con cadenza giornaliera notizie su quanto avviene: resoconti, episodi, comunicati, denunce, azioni delle forze d’occupazione contro combattenti e popolazione civile, ma soprattutto azioni della Resistenza, a cominciare dagli attacchi quotidiani alle basi militari, in particolare statunitensi.

Chi fosse interessato può accedere alle pagine del sito, ora direttamente disponibile anche in lingua italiana.

http://www.albasrah.net/moqawama/iraqiresistancereport_italian.htm

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  Saddam Hussein rifiuta di svendere l’Irak.

  Una rivista egiziana pubblica il resoconto di un incontro in prigione fra    Saddam Hussein e Donald Rumsfeld.

 (Traduzione dall’arabo di Muhammad Abu Nasr)

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Lettera di una figlia dell’Irak al popolo britannico

www.albasrah.net

Questa lettera e’ diretta al popolo britannico, e particolarmente ai londinesi.

Iman AL-Saadun

9 Luglio 2005  

    

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