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IRAQ, GENOCIDI E MENZOGNE CHE DURANO DA 14 ANNI
Non esistono dati certi sui morti della Guerra del Golfo del
1991. Le stime oscillano tra 30.000 e 200.000, se consideriamo anche le vittime
della repressione dei curdi e degli sciiti che Saddam Hussein scatenò, con il
tacito assenso della coalizione vittoriosa, subito dopo la fine delle
operazioni. ...............
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MENZOGNE DIDISTRUZIONE DI MASSA
Bush (3 luglio 2003):
"lo credo che ciò in cui io credo sia giusto".
Bush
(settembre 2001 ): "Quando potremo, vi
diremo cosa stiamo facendo, quando non potremo non vi diremo nulla, e se sarà
necessario vi mentiremo anche".
Berlusconi
(16 ottobre 2002): "In Iraq non ci sono più armi di
distruzione di massa".
Berlusconi
(23 gennaio 2003): "Sappiamo che ci sono prove certe
sulle armi di Saddam su cui siamo tenuti alla riservatezza".
Powell
(5 febbraio 2003): "Abbiamo informazioni dì prima mano su
fabbriche di armi chimiche installate su ruote e su binari per evitare di essere
scoperte dagli ispettori".
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La guerra in tribunale
(Giuliana Sgrena, il manifesto)
La prima sessione
italiana del Tribunale mondiale sull'Iraq - che avrà
altri appuntamenti nella capitale in febbraio e a Genova in marzo - si
è aperta ieri a Palazzo Marini a Roma sul tema: «Illegalità della
guerra in Iraq e i crimini commessi» (...) Tra le numerose
testimonianze portate da al Khalisi, una ci riguarda particolarmente.
Secondo notizie da lui avute da Nassiriya, gli italiani - e parla di
gruppi scelti - nelle aggressioni si sono comportati peggio degli
americani...
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Da JTMV
traduzione testo di
Noam
Chomsky per WTI ITALIA
Secondo
gli ultimi sondaggi negli Stati Uniti il 75% della popolazione crede che
gli USA non avrebbero dovuto andare in guerra a meno che Saddam Hussein
stesse sviluppando armi di distruzione di massa (WMD) e lavorasse con
al-Qaeda nel pianificare attacchi contro gli Stati Uniti........
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Contributo di Teresa Mattei
per
WTI Sessione
di Genova
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Jury Statement in Italian
9 Aug 2005
DICHIARAZIONE DELLA GIURIA DI COSCIENZA
DEL TRIBUNALE MONDIALE SULL’IRAQ
ISTANBUL, 23-27 GIUGNO 2005
Istanbul, 27 giugno 2005
Nel febbraio del 2003, poche settimane prima che fosse scatenata
la guerra illegale contro l’Iraq, milioni e milioni di persone
protestarono nelle strade di tutto il mondo. Il loro appello non
fu ascoltato. Nessuna istituzione internazionale ebbe il
coraggio o la coscienza necessari a opporsi alla minaccia
aggressiva da parte dei governi statunitense e britannico.
Nessuno riuscì a fermarli. Sono passati due anni. L’Iraq è
stato invaso, occupato, devastato. L’attacco all’Iraq è un
attacco alla giustizia, alla libertà, alla nostra sicurezza, al
nostro futuro, a noi tutti. Noi, il popolo della coscienza,
abbiamo deciso di resistere. Abbiamo creato il Tribunale
mondiale sull’Iraq (Wti) per chiedere giustizia e un futuro di
pace.
La legittimazione del Tribunale mondiale sull’Iraq risiede
nella coscienza collettiva dell’umanità. Questa sessione di
Istanbul è il culmine di una serie di 20 sessioni che si sono
svolte in altrettante città di tutto il mondo e che hanno
esaminato in tutti gli aspetti l’invasione e l’occupazione
illegali dell’Iraq. Le conclusioni di queste udienze e/o
inchieste svoltesi Barcellona, Bruxelles, Copenaghen, Genova,
Hiroshima, Istanbul, Lisbona, Londra, Mumbai, New York, Östersund,
Parigi, Roma, Seoul, Stoccolma, Tunisi e altre città in
Giappone e Germania sono disponibili in appendice separata della
presente dichiarazione.
Noi, giurati di coscienza, provenienti da dieci diversi paesi,
ci siamo incontrati a Istanbul dal 24 al 26 giugno 2005.
L’obiettivo principale del Wti è quello di dire e diffondere
la verità a proposito della guerra contro l’Iraq,
sottolineando le relative responsabilità e la necessità di
giustizia per il popolo iracheno.
I. Conclusioni
1. L’invasione e l’occupazione dell’Iraq sono state e sono
illegali. Le giustificazioni date dai governi di Usa e Regno
Unito (Uk) per l’invasione e l’occupazione dell’Iraq
iniziate nel marzo 2003 si sono rivelate false. Molte sono le
prove del fatto che il principale movente della guerra sono
stati il controllo e il dominio sul Medio Oriente e sulle sue
enormi riserve di petrolio, e ciò fa parte della strategia
statunitense per l’egemonia globale.
2. Menzogne evidenti a proposito della presenza delle armi di
distruzione di massa in Iraq e di un legame fra il terrorismo di
Al Qaeda e il regime di Saddam Hussein sono state fabbricate
allo scopo di ottenere un consenso pubblico a un assalto
“preventivo” contro la sovranità di una nazione.
3.L’Iraq è stato assediato per anni. L’imposizione di
sanzioni economiche rigide e inumane, il 6 agosto 1990, la
creazione di una zona di non sorvolo (no-fly zone) sulle parti
settentrionale e meridionale del paese e i ripetuti concomitanti
bombardamenti sul paese avevano tutti lo scopo di deteriorare e
indebolire le risorse e capacità materiali e umane dell’Iraq
per facilitare la successiva invasione e occupazione. In questa
impresa, Usa e Uk hanno agito beneficiando della complicità del
Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
4.Perseguendo la propria agenda imperiale, i governi di Bush e
Blair hanno ignorato in modo clamoroso la massiccia opposizione
alla guerra espressa da milioni e milioni di persone in tutto il
mondo. Essi hanno condotto una delle guerre più ingiuste,
immorali e vigliacche della storia.
5.Gli esistenti meccanismi politici e legali internazionali non
si sono rivelati in grado di prevenire questo attacco e di
attribuirne la responsabilità a chi lo ha perpetrato.
L’impunità di cui godono il governo Usa e i suoi alleati ha
creato una grave crisi internazionale che mette in discussione
l’importanza e il significato del diritto internazionale, le
convenzioni sui diritti umani e la capacità delle istituzioni
internazionali, Nazioni Unite comprese, di far fronte alla crisi
con un certo livello di autorità e dignità.
6.L’occupazione anglo-statunitense dell’Iraq negli ultimi 27
mesi ha portato alla distruzione e alla devastazione dello stato
e della società iracheni. La legge e l’ordine sono stati
spezzati, dando luogo a una diffusa mancanza di sicurezza umana.
Le infrastrutture fisiche sono crollate; il sistema sanitario si
trova in condizioni pessime; il sistema educativo ha
virtualmente smesso di funzionare; grande è la devastazione
ambientale ed ecologica; il patrimonio culturale ed archeologico
del paese è stato profanato.
7.L’occupazione ha intenzionalmente esacerbato le divisioni
etniche e religiose all’interno della società irachena, con
l’obiettivo di minare l’identità dell’Iraq e la sua
integrità come nazione. Ciò è funzionale alla storica tattica
imperiale del divide et impera. Inoltre, l’occupazione ha
contribuito ad accrescere i livelli di violenza contro le donne,
l’oppressione di genere e il rafforzamento del patriarcato.
8.L’imposizione delle sanzioni statunitensi nel 1990 ha
provocato inaudite sofferenze e migliaia e migliaia di morti. La
situazione è peggiorata dopo l’occupazione. Ameno 100mila
civili sono stati uccisi; 60mila sono tenuti in custodia dagli
Usa in condizioni inumane, senza processo; moltissime persone
sono scomparse; i casi di tortura sono abituali.
9.La privatizzazione illegale, la deregulation e la
liberalizzazione dell’economia irachena da parte del regime di
occupazione hanno portato il paese a diventare un’economia
vassalla controllata dal Fondo monetario internazionale e dalla
Banca mondiale, entrambe istituzioni funzionali al Consenso di
Washington.
10. Tutte le leggi e istituzioni create sotto l’egida
dell’occupazione sono prive di autorità sia morale che
legale. Le recenti elezioni, l’Assemblea Costituente,
l’attuale governo, e il Comitato che prepara la bozza della
Costituzione sono dunque illegittimi.
11.Diffusa è l’opposizione all’occupazione. La resistenza
politica, sociale e civile con mezzi pacifici è sottoposta a
repressione da parte delle forze occupanti. Sono state
l’occupazione e la sua brutalità a provocare una forte
resistenza armata e anche atti di disperazione. Secondo i
principi stabiliti dalla Carta delle Nazioni Unite e dal diritto
internazionale, la resistenza popolare nazionale
all’occupazione è legittima e giustificata e merita il
sostegno internazionale da parte di chi ha a cuore la giustizia
e la libertà.
II. Accuse
Sulla base di quanto precede e richiamando la Carta delle
Nazioni Unite e altri documenti giuridici indicati in appendice,
la giuria ha stabilito le accuse seguenti:
A. Contro i governi degli Stati Uniti e del Regno Unito per aver
1. Pianificato, preparato e condotto il crimine supremo di una
guerra di aggressione in contrasto con la Carta delle Nazioni
Unite e i Principi di Norimberga.
La prova risiede nel Memorandum di Downing Street del 23 luglio
2002, in cui si rivelava quanto segue: “L’azione militare
era vista come inevitabile. Bush voleva rimuovere Saddam dal
potere mediante un’azione militare, da giustificarsi con il
collegamento fra terrorismo e armi di distruzione di massa. Ma
le informazioni e i fatti venivano orchestrati intorno a tale
intento politico”. Le notizie sono state fabbricate con
l’intenzione premeditata di ingannare le popolazioni
statunitense e britannica, e i loro rappresentanti eletti.
2. Ordinato attacchi alla popolazione e alle infrastrutture
civili dell’Iraq: attacchi intenzionalmente diretti contro
civili e ospedali, centri sanitari, aree residenziali, stazioni
elettriche, impianti per la depurazione delle acque. La totale
distruzione della città di Falluja costituisce da sola un
esempio lampante di tali crimini.
3. Fatto ricorso in modo sproporzionato alla forza e i sistemi
d’arma con effetti indiscriminati, come le bombe a grappolo,
le bombe incendiarie, l’uranio impoverito, armi chimiche.
Alcuni esperti hanno portato al Tribunale i dai sull’aumento
evidente dei casi di leucemia in bambini al di sotto dei 5 anni
residenti nelle zone fatte oggetto di armi all’uranio
impoverito.
4. Usato munizioni con uranio impoverito malgrado tutti gli
avvertimenti presentati da scienziati e dai veterani di guerra
circa gli effetti devastanti ne lungo periodo sugli esseri umani
e sull’ambiente. L’amministrazione Usa, sostenendo la
mancanza di prove scientificamente accertate su tali effetti
nocivi, ha deciso di rischiare le vite di milioni di persone per
diverse generazioni anziché astenersi dall’uso sulla base dei
rischi potenziali. Questo fatto da solo mostra il totale
disprezzo di quell’amministrazione per la vita umana. Il
Tribunale ha ascoltato testimonianze riguardanti l’attuale
ostruzionismo posto in atto dall’amministrazione Usa rispetto
agli sforzi delle università irachene di raccogliere dati e
condurre ricerche in materia.
5. Disatteso la salvaguardia della vita dei civili durante le
attività militari e durante il periodo di occupazione. Lo
provano, ad esempio, le tecniche di bombardamento “colpisci e
terrorizza” e il comportamento delle forze occupanti ai check
point.
6. Creato attivamente le condizioni per un grave deterioramento
dello status delle donne irachene, contrariamente alle ripetute
affermazioni dei leader delle forze della coalizione. La libertà
di movimento delle donne è gravemente limitata e risulta
penalizzato il loro accesso alla sfera pubblica,
all’istruzione, ai mezzi di sussistenza, all’impegno
politico e sociale. Sono state fornite testimonianze e prove
sull’aumento dei casi di violenza sessuale e prostituzione
durante il periodo dell’occupazione.
7. Fatto ricorso ad atti di violenza mortale contro dimostranti
pacifici, a partire dall’aprile 2003 quando decine di persone
che pacificamente protestavano furono uccise a Falluja.
8. Sottoposto civili e militari iracheni a torture e trattamenti
crudeli, inumani o degradanti. I trattamento degradanti
comprendono l’assoggettamento di militari e civili iracheni ad
atti di discriminazione razziale, etnica, religiosa e di genere,
e la negazione ai prigionieri di guerra iracheni dei diritti
stabiliti dalle Convenzioni di Ginevra. Al Tribunale sono state
fornite molte prove di arresti e detenzioni arbitrarie, al di
fuori di un processo legale. Casi noti e clamorosi di torture e
trattamenti crudeli e inumani si sono verificati nella prigione
di Abu Ghraib ma anche a Mosul, Camp Bucca e Basra. Il ricorso a
mercenari e a contractors privati per l’esecuzione delle
torture è servito a evitare le responsabilità.
10. Riscritto le leggi di un paese illegalmente invaso e
occupato, ciò che viola le convenzioni internazionali circa le
responsabilità delle potenze occupanti, allo scopo di ottenere
profitti illegali (ad esempio mediante misure quali l’Order
39, firmato da L. Paul Bremer III per l’Autorità provvisoria
di coalizione, Cpa, che permette agli investitori esteri di
acquistare e rilevare imprese statali irachene e di rimpatriare
il 100 per cento dei profitti e patrimoni) e di controllare il
petrolio iracheno. Sono state presentate al Tribunale prove del
fatto che diverse compagnie abbiano approfittato di simili
transazioni.
11. Devastato in modo intenzionale l’ambiente, contaminato
dalle armi all’uranio impoverito, combinato con gli incendi
dei pozzi di petrolio, le ingenti fuoriuscite di petrolio e la
distruzione di terre agricole. Deliberati danneggiamenti dei
sistemi idrico-sanitari, tanto da rasentare la guerra chimica e
biologica. Inazione di fronte al saccheggio di materiale
radioattivo dai siti nucleari e alla sua relativa dispersione.
Esiste un’ingente documentazione sull’inquinamento
dell’aria e dell’acqua, sul degrado dei suoli, sulla
contaminazione radioattiva.
12. Protetto beni archeologici e culturali dell’Iraq, ricco
patrimonio dell’umanità, dal momento che sono stati permessi
i saccheggi dei musei e dei siti storici, e che postazioni
militari si sono insediate in aree sensibili dal punto di vista
culturale ed archeologico. Ciò è avvenuto malgrado gli allarmi
preventivamente lanciati dall’Unesco e di funzionari dei musei
iracheni.
13. Negato il diritto all’informazione, compresa la censura di
diversi media iracheni, dai quotidiani (per esempio al-Hawza,
al-Mashriq, al-Mushtaqila) alle stazioni radio (Baghdad Radio),
la chiusura degli uffici di Baghdad della televisione Al Jazeera,
gli attacchi a giornalisti internazionali, l’imprigionamento e
l’assassinio di accademici, intellettuali e scienziati.
14. Ridefinito la tortura, in violazione delle norme
internazionali, per permettere l’uso della tortura e delle
detenzioni illegali, compresa la detenzione di oltre cinquecento
persone nella base di Guantanamo Bay senza formali accuse e
senza permettere loro di accedere a una difesa legale, e usando
le “rogatorie straordinarie” per spedire persone a essere
torturate in paesi noti per le violazioni dei diritti umani e
per la pratica della tortura sui detenuti.
15. Violato la volontà del movimento globale contro la guerra:
crimine contro la pace. In una prova senza precedenti di
coscienza collettiva, milioni e milioni di persone in tutto il
mondo si sono unite per opporsi all’imminente attacco
all’Iraq. L’attacco ha tolto voce a queste persone, il che
equivale, da parte del governo statunitense e dei suoi alleati,
a dichiarare a milioni di persone che le loro voci possono
essere ignorate, represse e tacitate nella più completa impunità.
16. Attuato politiche che prevedono una guerra permanente contro
nazioni sovrane. La Siria e l’Iran sono già stati dichiarati
target potenziali. Dichiarando una “guerra globale al
terrore”, il governo Usa si è attribuito il diritto esclusivo
a usare la forza militare in modo aggressivo, contro un
qualunque obiettivo scelto. Ostilità etniche e religiose
vengono alimentate in varie parti del mondo. L’occupazione
statunitense dell’Iraq ha rafforzato l’occupazione
israeliana della Palestina e accresciuto la repressione del
popolo palestinese. L’attenzione concentrata sulla sicurezza
dello stato e l’escalation della militarizzazione hanno
determinato un grave deterioramento della sicurezza per le
persone e dello stato dei diritti civili nel mondo.
B. Contro il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per
1. Non aver protetto la popolazione irachena contro il crimine
di aggressione.
2. Aver imposto dure sanzioni economiche all’Iraq, malgrado la
consapevolezza che tali sanzioni contribuivano direttamente alla
massiccia perdita di vite di civili e colpivano persone
innocenti.
3. Aver permesso agli Stati Uniti e al Regno Unito di compiere
bombardamenti illegali nelle no-fly zones, con il falso pretesto
di applicare le risoluzioni dell’Onu; non aver condotto in
sede di Consiglio di Sicurezza alcuna discussione in merito a
tali violazioni, il che ha reso l’organismo dell’Onu
complice e responsabile della perdita di vite umane di civili e
della distruzione dell’infrastruttura irachena.
4. Aver permesso agli Stati Uniti di dominare le Nazioni Unite e
di porsi al di sopra e al di fuori di ogni responsabilità
rispetto agli altri stati membri.
5. Non aver fermato i crimini di guerra e i crimini contro
l’umanità compiuti in Iraq dagli Stati Uniti e dai partner
della coalizione.
6. Non aver ritenuto gli Stati Uniti e i partner della
coalizione responsabili della violazione del diritto
internazionale durante l’invasione e l’occupazione, aver
dato una sanzione ufficiale all’occupazione e in tal modo, con
atti di commissione e di omissione, essendo diventato di fatto
collaboratore di un’occupazione illegale.
C. Contro i governi della “Coalizione dei volenterosi”
Per aver collaborato all’invasione e all’occupazione
dell’Iraq, dunque condividendo la responsabilità dei crimini
commessi.
D. Contro i governi di altri paesi
Per aver permesso l’uso di basi militari e spazio aereo, e
sostegno logistico, per l’invasione e l’occupazione
diventando dunque complici nei crimini compiuti.
E. Contro le imprese private vincitrici dei contratti per la
ricostruzione dell’Iraq e che hanno ricevuto “riconoscimenti
a titolo di risarcimento” dal regime occupante.
Per aver approfittato della guerra, con la complicità nei
crimini suindicati, dell’invasione e dell’occupazione.
F. Contro i principali mezzi di informazione di proprietà
privata per
1. Aver diffuso le deliberate menzogne fabbricate dai governi
statunitense e britannico e per non aver verificato
adeguatamente tale disinformazione, anche di fronte a prove
contrarie rilevanti. Fra i grandi mezzi di informazione che
hanno particolari responsabilità nell’aver propagato le
menzogne a proposito delle armi di distruzione di massa,
indichiamo il New York Times, in particolare la reporter Judith
Miller, la cui maggiore fonte era nel libro paga della Cia; e
poi Fox News, Cnn, Bbc, Cbs, Abc, Bbc e Itn. Questa lista
comprende, ma non si limita a, The Express, The Sun, The
Observer e il Washington Post.
2. Non aver informato sulle atrocità commesse contro la
popolazione irachena da parte delle forze di occupazione,
trascurando il dovere di dare precedenza e dignità alle voci
della sofferenza e marginalizzando le voci globali levatesi per
la pace e la giustizia.
3. Non aver informato con trasparenza sull’occupazione in
corso; aver ridotto al silenzio e screditato le voci di dissenso
e non aver riferito adeguatamente e appieno dei costi e delle
conseguenze nazionali dell’invasione e dell’occupazione
dell’Iraq; aver amplificato la propaganda del regime di
occupazione che cerca di giustificare sulla base di falsi
assunti la prosecuzione della propria presenza in Iraq.
4. Aver incitato a un clima ideologico di paura, razzismo,
xenofobia e islamofobia ora utilizzato per giustificare e
legittimare la violenza perpetrata dagli eserciti.
5. Diffondere un’ideologia che glorifica la mascolinità e il
combattimento, in tal modo normalizzando la guerra come scelta
politica.
6. Essersi resi complici nella conduzione di una guerra di
aggressione e della perpetuazione di un regime di occupazione
che è manifestamente responsabile di crimini di guerra e
crimini contro l’umanità.
7. Aver permesso, avallando e diffondendo la disinformazione,
l’appropriazione fraudolenta di risorse umane e finanziarie
per una guerra illegale condotta sulla base di pretesti.
8. Aver promosso concezioni militariste di “sicurezza” che
sono controproducenti rispetto agli interessi e alle proprietà
fondamentali dei popoli del pianeta e che hanno danneggiato
gravemente le popolazioni civili.
III. Raccomandazioni
Riconoscendo il diritto del popolo iracheno di resistere
all’occupazione illegale del suo paese e di sviluppare
istituzioni indipendenti, e affermando che il diritto di
resistere all’occupazione è il diritto di lottare per
l’autodeterminazione, la libertà e l’indipendenza come
riconosciuto dalla Carta delle nazioni Unite, noi, Giuria di
coscienza del Tribunale mondiale sull’Iraq, dichiariamo la
nostra solidarietà con il popolo dell’Iraq.
Raccomandiamo:
1.L’immediato e incondizionato ritiro dall’Iraq delle forze
della Coalizione.
2.Che i governi della Coalizione riconoscano i danni di guerra e
paghino compensazioni all’Iraq per la devastazione umanitaria,
economica, ecologica, culturale che hanno provocato con
l’invasione e l’occupazione illegali.
3.Che tutte quelle leggi, contratti, trattati, istituzioni
stabiliti durante l’occupazione e che la popolazione irachena
giudica contrari ai propri interessi siano considerati non
validi e nulli.
4. Che la prigione a Guantanamo Bay e tutte le altre prigioni
militari statunitensi all’estero siano chiuse immediatamente,
che i nomi dei prigionieri siano rivelati, che essi ricevano lo
status di prigionieri di guerra (Pow) e siano sottoposti a
regolare processo.
5.Che si compia un’indagine esauriente circa i responsabili
del crimine di aggressione, di crimini di guerra e di crimini
contro l’umanità in Iraq, a cominciare da George W. Bush,
presidente degli Stati Uniti d’America, da Tony Blair, Primo
Ministro del Regno Unito, dalle altre persone che si trovavano
in posizioni chiave di potere negli altri paesi membri della
“Coalizione dei volenterosi”, dai responsabili delle catene
di comando militari che hanno pianificato e condotto questa
guerra criminale, a partire dal vertice e a scendere; e dalle
personalità irachene che hanno aiutato a preparare l’illegale
invasione e hanno sostenuto gli occupanti.
Ecco alcune delle persone che ovviamente dovrebbero essere
compresi nell’inchiesta:
I primi ministri della “coalizione dei volenterosi”, a
partire da Junichiro Koizumi (Giappone), José Maria Aznar
(Spagna), Silvio Berlusconi (Italia), José Manuel Durao Barroso
e Santana Lopez (Portogallo), Roh Moo Hyun ((Corea del Sud),
Anders Fogh Rasmussen (Danimarca);
Membri del governo quali Dick Cheney, Donald H. Rumsfeld, Paul
Wolfowitz, Colin L. Powell, Condoleeza Rice, Richard Perle,
Douglas Feith, Alberto Gonzales, L. Paul Bremer (Usa); Jack
Straw, Geoffrey Hoon, John Reid, Adam Ingram (Uk);
Comandanti militari come: gen. Richard Meyers, gen. Tommy Franks,
gen. John P. Abizaid, gen. Ricardo S. Sanchez, gen. Thomas Metz,
gen. John R. Vines, gen. George Casey (Usa); gen. Mike Jackson,
gen. John Kiszley, maresciallo di aviazione Brian Burridge, gen.
Peter Wall, contrammiraglio David Snelson, gen. Robin Brims,
vice-maresciallo di aviazione Glenn Torpy (Uk); e i capi e i
comandanti di tutte le truppe della coalizione in Iraq.
I collaboratori iracheni; fra gli altri Ahmed Chalabi, Iyad
Allwi, Abdul Aziz Al Hakim, il gen. Abdul Qader Mohammed Jassem
Mohan.
6.Che sia iniziato un procedimento di responsabilità verso le
persone moralmente e personalmente responsabili per la loro
partecipazione a questa guerra illegale, e fra questi i
giornalisti che hanno deliberatamente mentito, gli organi di
informazione che hanno fomentato l’odio razziale, etnico e
religioso, gli amministratori delle multinazionali che hanno
tratto profitto da questa guerra;
7.Che i popoli del mondo lancino azioni nonviolente contro le
multinazionali statunitensi e britanniche che traggono vantaggio
dalla guerra; ad esempio Halliburton, Bechtel, Il gruppo Carlyle,
Caci Inc., Titan Corporation, Kellog, Brown and Root
(sussidiaria di Halliburton), DynCorp, Boeing, exxon Mobil,
Texano, British Petroleum. Le compagnie che seguono hanno fatto
causa all’Iraq e ricevuto risarcimenti: Toys R Us, Kentucky
Fired Chicken, Shell, Nestlé, Pepsi, Philip Morris, Sheraton,
Mobil. Tali azioni possono consistere in azioni dirette come il
blocco dei relativi uffici, il boicottaggio dei consumi, la
pressione sugli azionisti affinché dirottino altrove le azioni.
8.Che i giovani e i soldati attuino l’obiezione di coscienza e
rifiutino di arruolarsi e prendere parte a questa guerra
illegale. Inoltre, che a tali obiettori i paesi offrano asilo
politico.
9.Che sia potenziata la campagna internazionale per lo
smantellamento di tutte le basi militari statunitensi
all’estero.
10.Che i popoli del mondo resistano e respingano qualunque
tentativo da parte dei propri governi di fornire sostegno
materiale, logistico o morale all’occupazione dell’Iraq.
Noi, Giuria di coscienza, speriamo che il campo d’azione e la
specificità di tali raccomandazioni possano fornire il terreno
utile a un mondo in cui le istituzioni internazionali siano
formulate e riformulate sulla base della volontà dei popoli e
non della paura o dell’egoismo, un mondo dove i giornalisti e
gli intellettuali non rimangano muti, dove la volontà dei
popoli sia centrale, e la sicurezza umana sia più importante
della sicurezza di stato e dei profitti delle imprese.
Arundhati Roy, India, Portavoce della Giuria
Ahmet Öztürk, Turchia
Ayse Erzan, Turchia
Chandra Muzaffar, Malesia
David Krieger, Stati Uniti
Eve Ensler, Stati Uniti
François Houtart, Belgio
Jae-Bok Kim, Corea del Sud
Taty Almeida, Argentina
Mehmet Tarhan, Turchia
Miguel Angel De Los Santos Cruz, Messico
Murat Belge, Turchia
Rela Mazali, Israele
Salaam Al Jobourie, Iraq
Appendice giuridica internazionale
Nota esplicativa
Questa appendice giuridica internazionale ha lo scopo di
avvalorare la Dichiarazione della Giuria, che è basata su una
valutazione morale e politica della guerra all’Iraq. La
Dichiarazione è suffragata da molte attestazioni scritte e
orali fornite da esperti di diritto internazionale di chiara
fama durante la Sessione finale del Tribunale mondiale
sull’Iraq, svoltasi a Istanbul, e riflette anche testimonianze
e documentazione su temi legati ai crimini di guerra e
all’incapacità delle Nazioni Unite di proteggere l’Iraq
contro l’aggressione.
La Giuria di coscienza non era composta da esperti di diritto
internazionale. Non ha ascoltato argomenti a sostegno della
legalità dell’invasione dell’Iraq, come sarebbe avvenuto
davanti a un corpo giudiziario sotto l’autorità di uno stato
o di un’istituzione internazionale agente per conto della
comunità internazionale. In tutte le sue sessioni, il Tribunale
mondiale sull’Iraq in tutte le sessioni ha preso le mosse dal
sentimento di oltraggio morale e politico provato rispetto alla
guerra in Iraq dalle molte persone sensibili al tema della pace
nel mondo. Il Tribunale non era interessato a dibattere
esclusivamente sulla legalità. Le questioni legali sono state
considerate rilevanti nella misura in cui aggiungevano peso agli
obiettivi morali e politici del Tribunale, che erano quelli di
presentare la guerra all’Iraq come un crimine, facendo appello
ai legami profondi che intercorrono fra i membri della comunità
umana. Il Tribunale ha quindi cercato testimonianze e prove in
grado di mettere in discussione l’aura di rispettabilità in
cui gli aggressori avevano avvolto la guerra all’Iraq e la
falsa impressione disseminata dai grandi media, che quella
guerra fosse in ogni caso giustificata da circostanze politiche,
considerazioni morali, analisi giuridiche.
Il Wti è un percorso mondiale il cui obiettivo è chiedere
giustizia a nome dei popoli del mondo. Intende registrare i
grani errori, crimini e violazioni commessi durante il processo
che ha portato alla guerra contro l’Iraq, durante lo
svolgimento della stessa, e poi durante l’occupazione che
continua ferocemente. Il ruolo della legge internazionale è
colto alla luce di tali obiettivi del Wti.
Le preoccupazioni e gli interessi del Wti anno molto oltre la
richiesta di rispetto della legge internazionale, specialmente
dal momento che molta parte di essa serve attualmente gli
interessi del potere e del profitto. Nondimeno, la legge
internazionale rispetto all’uso della forza e al ricorso alla
guerra è importante in relazione al lavoro del Wti. Il diritto
internazionale è utile al Wti per le seguenti ragioni:
Fornisce le basi per la richiesta politica e morale di messa in
stato d’accusa penale e relativo processo contro i
responsabili della guerra all’Iraq e chiarisce l’estensione
della responsabilità criminale, coinvolgendovi la
partecipazione delle imprese e dei media;
Respinge le pericolose pretese imperialiste degli Stati Uniti e
del Regno Unito di essere esentati dagli obblighi legali
internazionali.
Inoltre, il Wti fa ricorso al diritto internazionale per portare
a termine la propria missione:
Il Wti collega l’appello per una giustizia globale alla
richiesta di applicazione della legge internazionale, ma anche
di un ripensamento delle premesse e dell’operatività del
diritto internazionale affinché esso possa acquisire maggiore
importanza per il fine del raggiungimento della sicurezza umana
nel futuro;
Il Wti chiede di rispondere a una domanda precisa: perché le
istituzioni internazionali, in particolare le Nazioni Unite, si
sono mostrate prive di potere contro l’unilateralismo
statunitense e contro l’aggressione;
Il Wti insiste affinché le Nazioni Unite esercitino la propria
responsabilità costituzionale di proteggere gli stati membri da
aggressioni e occupazioni, illegali;
Rappresentando la società civile, il Wti possiede l’autorità
necessaria a dichiarare e cercare l’attuazione degli obblighi
legali internazionali quando gli stati e le Nazioni Unite non
riescono ad applicare il diritto internazionale n materia di
guerra e pace.
E’ importante distinguere fra:
violazioni del diritto internazionale, compresa la Carta delle
nazioni Unite, da parte di uno stato; e
crimini collegati a queste violazioni commesse da parte di
leader politici e militari, alti funzionari governativi, imprese
e loro amministratori, militari e contractors privati,
giornalisti e personale dei media.
Analisi legale
Il diritto internazionale è formato da (1) trattati
internazionali, fra i quali la Carta delle nazioni Unite (v. la
lista dei documenti); (2) diritto consuetudinario internazionale
(specialmente in rapporto alla condotta degli stati in guerra);
(3) diritto penale internazionale (una sottocategoria dell’(1)
riferita a trattati e accordi fra stati, basati sul tribunale di
Norimberga del 1945, unanimemente accettati dall’adozione dei
Principi di Norimberga, nel 1946 da parte dell’Assemblea
generale delle Nazioni Unite, Res. 95-I).
Nella guerra contro l’Iraq tre principi di diritto
consuetudinario internazionale sono stati violati: (1) Principio
di proporzionalità: la forza può essere usata solo per
raggiungere obiettivi legali permessi, e solo nella misura
richiesta dalla “necessità militare”; (2) Principio di
discriminazione: la forza e l’apparato militare possono essere
usati solo se confinati all’interno di obiettivi militari; le
armi e le tattiche indiscriminate sono vietate; (3) Principio di
umanità: la forza non deve mai essere usata per provocare
sofferenze non necessarie e occorre prestare a massima
attenzione alla protezione della società civile, e anche al suo
patrimonio culturale.
La guerra all’Iraq viola i Principi di Norimberga che
riconoscono nel seguenti linee guida essenziali (formulate dalla
Commissione giuridica internazionale delle Nazioni Unite nel
1950 in risposta alla richiesta da parte dell’Assemblea
Generale):
Principio I
Chiunque commetta un atto che costituisce un crimine per il
diritto internazionale è considerato responsabile e soggetto a
punizione.
Principio II
Il fatto che la legge internazionale non imponga una pena per un
atto che costituisce un crimine per il diritto internazionale
non solleva chi ha commesso l’atto dalla responsabilità sulla
base del diritto internazionale.
Principio III
Il fatto di aver commesso un atto, che costituisce un crimine
per il diritto internazionale, in quanto capo di Stato o
responsabile del governo non solleva chi l’ha commesso dalla
responsabilità sulla base del diritto internazionale.
Principio IV
Il fatto di aver agito eseguendo un ordine proveniente dal
governo o da un superiore gerarchico non solleva chi l’ha
commesso dalla responsabilità sulla base del diritto
internazionale, se nei fatti sarebbe stata possibile una scelta
morale.
Principio V
Chiunque sia imputato di un crimine sulla base del diritto
internazionale ha il diritto a un prcoesso equo sulla base dei
fatti e del diritto.
Principio VI
I crimini seguenti sono punibili come crimini sulla base del
diritto internazionale:
a) Crimini contro la pace:
i. Pianificazione, preparazione, inizio e conduzione di una
guerra di aggressione o di una guerra in violazione di trattati,
accordi o impegni internazionali;
ii. Partecipazione a un piano comune di cospirazione per il
compimento di uno degli atti indicati in (i).
b) Crimini di guerra:
Violazione delle leggi o delle consuetudini di guerra che
comprendono, ma non sono limitate a, assassinio, maltrattamenti,
deportazione per lavori forzati o per ogni altra ragione, ai
danni delle popolazioni civili di o all’interno dei territori
occupati; assassinio o maltrattamenti di prigionieri di guerra,
uccisione di ostaggi, saccheggio di proprietà pubbliche o
proviate, distruzione senza scopo di città, cittadine o
villaggi, o devastazione non giustificata da necessità
militari.
c) Crimini contro l’umanità:
Uccisione, sterminio, riduzione in schiavitù, deportazione e
altri atti inumani compiuti contro qualunque popolazione civile,
o persecuzioni per ragioni politiche, razziali o religiose,
quando tali atti sono compiuti o tali persecuzioni sono portate
avanti in esecuzione o in connessione con un crimine contro la
pace o un crimine di guerra.
Principio VII
La complicità nella perpetrazione di un crimine contro la pace,
un crimine di guerra, o un crimine contro l’umanità come
stabilito dal principio VI è un crimine sulla base della legge
internazionale.
Violazioni e crimini
I. L’invasione dell’Iraq il 20 marzo 2003, con la successive
occupazione dell’Iraq, rappresenta una violazione degli
obblighi fondamentali della Carta delle nazioni Unite:
la risoluzione dei conflitti internazionali tramite il ricorso
alla forza o la minaccia dell’uso della forza è
incondizionatamente proibita dall’articolo 2(4) della Carta;
l’unica eccezione è rappresentata dal diritto degli stati di
agire per autodifesa contro un attacco armato già in atto, come
permesso dall’art. 51 della Carta, ma con la richiesta che lo
stato che esercita il diritto alla difesa riferisca al Consiglio
di Sicurezza;
le affermazioni dei governi statunitense o inglese basate sulle
dottrine della “prevenzione” o “guerra preventiva” non
hanno fondamento nel diritto internazionale, e tali argomenti
speciosi non sono stati supportati dai fatti; anche se l’Iraq
avesse posseduto armi di distruzione di massa, ciò non avrebbe
costituito una giustificazione legale all’invasione; né lo
sarebbe stata la pretesa che un “cambio di regime” avrebbe
liberato il popolo iracheno da un regime dittatoriale che
violava i diritti umani;
rispetto all’Iraq non esistevano le basi per rivendicare il
diritto all’autodifesa o per agire sulla base di
un’autorizzazione da parte del Consiglio di Sicurezza;
l’invasione dell’Iraq e la successiva occupazione del paese
sono un crimine contro uno stato sovrano e membro delle Nazioni
Unite, in violazione della legge internazionale;
l’effetto cumulativo di queste violazioni è di creare un
fondamento solido da punto di vista fattuale e legale per
l’incriminazione, il processo e la punizione degli individui
responsabili della pianificazione, dell’avvio e della
conduzione di tale crimine di aggressione contro l’Iraq.
II. La guerra all’Iraq con l’invasione da parte di eserciti,
soprattutto quelli degli Stati Uniti e delle nazioni Unite, e la
successiva occupazione, hanno violato le leggi di guerra, come
le Convenzioni di Ginevra sul diritto umanitario di guerra
(1949), I Protocolli aggiuntivi alle Convenzioni di Ginevra
(1977) e le Convezioni sul diritto di guerra (1899, 1907) sotto
diversi aspetti, compresi i seguenti:
l’uso di bombe a grappolo, napalm, uranio impoverito;
bombardamento di obiettivi e aree civili (per es. mercati,
ristoranti, strutture dei media, siti culturali e religiosi);
operazioni militari intense e indiscriminate contro molte città
e centri abitati provocando ingenti perdite fra la popolazione
civile (per es. Najaf, Falluja);
uso sistematico e ripetitivo della tortura e di trattamenti
degradanti sui civili iracheni e sul personale militare detenuto
nelle prigioni o segretamente trasferito in altri paesi
conosciuti per torturare e maltrattare i detenuti;
incapacità totale della popolazione civile e delle loro
proprietà, retaggio culturale (sparatorie ai check-points; raid
aerei; saccheggio dei musei e di altri siti culturali; rifiuto
di valutare l’ampiezza delle morti civili e dei relativi
danni) (vedi soprattutto l’articolo 3 comune alle Convenzioni
di Ginevra che impongono il dovere di prendere misure speciali
per proteggere il più possibile la popolazione civile) (anche
la IV Convenzione di Ginevra, agli articoli 47-78, specifica gli
obbliga della potenza occupante);
l’effetto cumulativo di questo modello di violazioni flagranti
ed estese delle leggi di guerra è creare la base per
l’incriminazione, la prosecuzione e la punizione degli
individui responsabili, come politici, leader ed esecutori ai
vari livelli di comando;
articolo 1 delle Convenzioni di Ginevra recita: “Le parti
contraenti, compresi gli Stati Uniti o la Gran Bretagna, si
impegnano a garantire e ad assicurare il rispetto della presente
Convenzione in tutte le circostanze”. Gli specialisti
statunitensi dell’Office of the Legal Counsel della Casa
Bianca, al Dipartimento della Giustizia, al Dipartimento della
Difesa che hanno sostenuto la “legalità” della tortura e di
altri comportamenti che violano il diritto di guerra devono fare
oggetto di incriminazione e prosecuzione.
III. L’occupazione dell’Iraq ha violato patentemente il
diritto di autodeterminazione del popolo iracheno:
Articolo 1 della Convenzione internazionale sui diritti
economici, sociali e culturali e della Convenzione
internazionale sui diritti civili e politici (1966): “(1)
Tutti i popoli hanno il diritto all’autodeterminazione. In
virtù di tale diritto essi determinano liberamente il proprio
status politico e perseguono liberamente il proprio sviluppo
economico, sociale e culturale”;
E’ evidente che l’occupazione, con i decreti, le pratiche,
l’imposizione di un governo a interim, la gestione delle
elezioni, l’amministrazione del processo di redazione della
Costituzione, ha violato il diritto di autodeterminazione del
popolo iracheno, un elemento fondamentale del diritto
internazionale dei diritti umani.
IV. L’occupazione dell’Iraq ha comportato anche gravi abusi
ai Danni della popolazione civile irachena, compreso un ricorso
ampio e pervasivo alla tortura, pratica che è
incondizionatamente proibita dal diritto internazionale:
Articolo 5 della Dichiarazione dei diritti umani: “Nessuno
dovrebbe essere assoggettato a tortura o a trattamenti e
punizioni inumani o degradanti”; ripetuto nell’art. 7 della
Convenzione internazionale sui diritti civili e politici (1966),
compresa l’art. 4(2) il quale afferma che non ci sono
eccezioni, anche in condizioni di guerra o emergenza) e
ulteriormente confermato da un trattato ampiamente ratificato,
la Convenzione contro la tortura e altri trattamenti crudeli,
inumani o degradanti (1984).
V. Le Nazioni Unite non hanno rispettato l’obbligo di
proteggere gli stati sovrani, specialmente se membri dell’Onu,
dalle violazioni dei loro diritti all’indipendenza politica e
all’integrità territoriale, permettendo con passività che
l’Iraq fosse minacciato e attaccato per dodici anni prima
dell’invasione del 2003:
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha mantenuto in
vigore dal 1991 al 2003 le sanzioni all’Iraq le quali hanno
avuto un effetto di genocidio sulla popolazione civile;
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha evitato di
censurare e prevenire i ripetuti raid aerei all’interno del
territorio iracheno durante il periodo 1991-2003;
Il Consiglio di Sicurezza non ha censurato e prevenuto i
pubblici appelli al rovesciamento e alla sostituzione del
governo iracheno, così come il finanziamento e
l’addestramento di esuli per la lotta armata;
Il Consiglio di Sicurezza non ha condannato né ha agito per
prevenire minacce aggressive o l’avvio e la realizzazione di
una guerra di aggressione contro l’Iraq nel 2003, e in parte
ha cooperato con l’illegale occupazione del paese fin
dall’invasione.
Conclusioni
1.La Dichiarazione della Giuria è coerente con una comprensione
obiettiva del diritto internazionale, compresa la Carta delle
Nazioni Unite;
2.I membri delle nazioni Unite e i governi degli stati sovrani
hanno l’obbligo legale di rispettare la Carta e di agire per
assicurare il rispetto delle leggi di guerra;
3.L’invasione e l’occupazione dell’Iraq contengono tutte e
tre le categorie dei crimini di Norimberga.
4.La Corte penale internazionale dovrebbe incriminare,
processare e punire chi ha perpetrato o collaborato
all’aggressione all’Iraq e ai relativi crimini
internazionali collegati alla successiva occupazione del paese.
5.La Corte penale internazionale dovrebbe essere completata da
un tribunale ad hoc che abbia l’autorità di incriminare,
processare e punire i crimini compiuti prima della creazione
della Corte penale e i crimini compiuti da stati non aderenti
alla Corte penale e dunque da questa non interessati.
6.L’Assemblea generale delle Nazioni Unite dovrebbe essere
incoraggiata a dare applicazione al diritto internazionale
riguardo alla guerra all’occupazione dell’Iraq.
7.Occorrerebbe chiedere ai tribunali nazionali che hanno
giurisdizione universale di inquisire e perseguire gli individui
che in Iraq hanno commesso crimini di Norimberga.
8.Gli organismi della società civile, e fra questi il Wti,
dovrebbero agire al fine di assicurare che le raccomandazioni e
le conclusioni della Dichiarazione della Giuria siano applicate
prontamente e adeguatamente.
Appendice: Lista dei documenti giuridici
IV Convenzione dell’Aja riguardante il diritto e le
consuetudini di guerra terrestre (1907)
Protocollo per la proibizione dell’uso in guerra di gas
asfissianti, velenosi o altri, e di metodi batteriologici (1925)
Trattato generale (“Patto di Parigi”) per la rinuncia alla
guerra come strumento di politica nazionale (1928)
Dichiarazione universale dei diritti umani (1948)
Convenzioni di Ginevra (I-IV) sul diritto internazionale
umanitario (1949)
Principi di Norimberga riconosciuti nella Carta del Tribunale e
del giudizio di Norimberga (1950)
Convenzione europea sui diritti umani e sulle libertà
fondamentali (1950)
Convenzione sulla prevenzione e sulla punizione del crimine di
genocidio (1948)
Convenzione sui diritti politici delle donne (1953)
Codice di condotta per le forze armate degli Stati Uniti
d’America (1963)
Convenzione internazionale per l’eliminazione di tutte le
forme di discriminazione razziale (1965)
Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e
culturali (1966)
Convenzione internazionale sui diritti civili e politici (1966)
Convenzione americana sui diritti umani (1969)
Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, della produzione e
dello stoccaggio delle armi biologiche e delle armi tossiche
(1972)
Dichiarazione universale (di Algeri) sui diritti dei popoli
(1976)
Principi di cooperazione nella detenzione, arresto, estradizione
e punizione delle persone colpevoli di crimini di guerra e
crimini contro l’umanità (1973)
Protocollo aggiuntivo (I-II) alle Convenzioni di Ginevra del
1949 (1977)
Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di
discriminazione contro le donne (1979)
Carta africana dei diritti umani e dei popoli (1981)
Convenzione contro la tortura e altri trattamenti e punizioni
crudeli, inumani e degradanti (1984)
Convenzione internazionale contro il reclutamento, l’uso, il
finanziamento e la formazione di mercenari (1989)
Convenzione sui diritti dell’infanzia (1989)
Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione,
stoccaggio e uso delle armi chimiche (1992)
Dichiarazione per la protezione delle vittime di guerra (1993)
Statuto di Roma della Corte penale internazionale (1998)
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SUL GENOCIDIO DEL POPOLO IRACHENO
by Globus Tuesday,Dec.07.2004
Testimonianza di un
militare americano sui crimini di guerra perpetuati in Iraq dall’esercito
degli stati uniti d’america.
Da un’intervista
a Jimmy Massey, su peacereporter.net. Intervista del militare americano
Jimmy Massey che ha disertato della Marina militare americana qualche
mese fa egli cerca si ottenere lo statuto di rifugiato politico quanto
obiettore di coscienza, in Canada perché rischia anche la pena di morte
negli U.S.A. dove è accusato d’alto tradimento per avere rifiutato di
continuare ad uccidere civili innocenti e avere osato riferire alla
stampa ( che lo ha quasi del tutto ignorato) il modo in cui l’esercito
U.S.A. sta attuando il genocidio del popolo iracheno.
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BushII
di IGNACIO RAMONET
La rielezione, il
2 novembre scorso, di George W. Bush alla presidenza degli Stati Uniti
è un grave affronto morale inflitto allo spirito della democrazia
americana, la più antica del mondo, che a questo titolo costituisce un
punto di riferimento di primaria importanza. Evidentemente, sul piano
tecnico stavolta non c'è nulla da eccepire. Nessuno può contestare la
legittimità dello scrutinio. ......
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«Falluja:
la Guernica del Secolo XXI»
Saul
Landau Progresoweekly, 2-8 dicembre 2004
2 novembre, mentre
gli aerei nord-americani a reazione bombardavano Falluja per il nono
giorno consecutivo, un giudice di Redwood City, in California, ha
dichiarato che Scott Peterson era colpevole dell’assassinio di sua
moglie e di suo figlio appena nato.... ...la notizia su Peterson quasi
ha offuscato le affermazioni dei militari nord- americani, che i
bombardamenti fatti con aerei e artiglieria su una città di 300.000
abitanti avevano colpito solo i luoghi dove si rifugiavano gli “insorti”.
Il 15 novembre, un giornalista della BBC inserito in un distaccamento
dei Marines ha assicurato che le stime non ufficiali dei morti parlavano
di 2000 persone, molte di loro civili..........
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DICHIARAZIONE
FINALE DELLA PRIMA SESSIONE ITALIANA DEL TRIBUNALE MONDIALE SULL'IRAQ,
ROMA, 17 DICEMBRE 2004
La
prima sessione italiana del tribunale mondiale sull?Iraq, riunita a
Roma, Palazzo Marini (Camera dei Deputati), venerdì 17 dicembre 2004,
dopo aver udito le testimonianze provenienti dall?Iraq occupato e gli
interventi di giuristi, intellettuali, parlamentari, esperti e cittadini
presenti, dichiara quanto segue....
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"ADDIO
LIBERTA' DI STAMPA "
ENNIO REMONDINO
"Con questa legge, chi racconterà gli effetti collaterali"
Di: TOMMASO
DI FRANCESCO
Ora la cosiddetta "riforma" che di fatto
mette a rischio carcere ogni "rivelazione" sulle cosiddette
missioni di pace, dopo essere stata approvata al Senato, arriva alla
Camera Abbiamo rivolto su questo alcune domande a Ennio Remondino,.......
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"IN
IRAQ NON CI SONO MAI STATE ARMI I DISTRUZIONE DI MASSA"
Di
Franco Probi
Non
c'era traccia di armi di sterminio in Iraq al momento dell'inizio della
guerra voluta dagli Stati Uniti. Non c'e' traccia oggi, nonostante e
dopo innumerevoli bombardamenti, morti, feriti, distruzioni ed una
pesante occupazione militare. Questa e' la conclusione a cui sono
giunti gli esperti di Washington......... ù
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Saddam
in un'intervista esclusiva
Babnet.net
28 dicembre 2004 -
Si tratta di un'intervista pubblicata sul
giornale egiziano "Al-ousboua " (la settimana)
dall'editore Mustapha Bakri, nella quale Douleïmi, avvocato di
Saddam, fornisce particolari circa il suo incontro di quattro
ore e mezzo con Saddam Hussein.......
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Intervista a SAMMI ALAA',
portavoce dell API
Scritto
da Paola Luciani
sabato,
29 gennaio 2005
Sammi
Alaà è il portavoce dell’Alleanza Patriottica Irachena(API) , un
movimento politico sorto nel 1991 in Arabia Saudita che raggruppa
baathisti di sinistra,socialisti, e comunisti fuoriusciti dal Partito
Comunista Iracheno. .......
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Giorgio
Bocca
Il gioco delle parole e il
prezzo della vita
Quella cui partecipiamo non è né una guerra santa per la
democrazia e la libertà, né una ricostruzione. È l'ultima delle guerre
imperialiste
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Aljazeera
+ Agency
Gli italiani sperano nel rilascio della giornalista
Domenica 06 Febraio 2005, 12:48
Makka Time, 9:48 GMT
Il
Ministro degli esteri italiano
ed altri funzionari hanno detto che il punto di vista su
Iraq e Medio Oriente della giornalista rapita aiuteranno
la sua liberazione.
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STAMPA E GUERRA
I
tempi oscuri della mediacrazia
Giornalisti
embedded, nuove
tecnologie, l'inganno e la censura come strategia deliberata. Sono le
armi di disinformazione di massa del «quarto fronte» bellico, quello
dei media...............DANNY SCHECHTER *
Leggi tutto
Estratti del Bollettino della
Resistenza Irachena
Quelli
che seguono sono estratti del Bollettino della Resistenza Irachena.
Fornisce con cadenza giornaliera notizie su quanto avviene: resoconti,
episodi, comunicati, denunce, azioni delle forze d’occupazione contro
combattenti e popolazione civile, ma soprattutto azioni della
Resistenza, a cominciare dagli attacchi quotidiani alle basi militari,
in particolare statunitensi.
Chi fosse interessato può accedere alle pagine del sito, ora
direttamente disponibile anche in lingua italiana.
http://www.albasrah.net/moqawama/iraqiresistancereport_italian.htm
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Saddam Hussein rifiuta di svendere l’Irak.
Una rivista
egiziana pubblica il resoconto di un incontro in prigione fra
Saddam Hussein e
Donald Rumsfeld.
(Traduzione dall’arabo di Muhammad Abu
Nasr)
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Lettera
di una figlia dell’Irak al popolo britannico
www.albasrah.net
Questa
lettera e’ diretta al popolo britannico, e particolarmente ai
londinesi.
Iman AL-Saadun
9 Luglio 2005
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